Tìppe-tàppe-abbàsce

Tìp-tàp-giù

Era un gioco semplicissimo che si faceva usando biglie, o bottoni, o tappi di bottiglia, o sassolini, o caccianózzele
(noccioli di albicocca).

Bastavano due bambini e una buca nella sabbia (o anche un cerchio disegnato col carbone su una superficie piana).

Da una certa distanza stabilita si doveva spingere in tre mosse (1 tìppe, 2 tappe, 3 abbàsce) l’ggetto nella “base” usando un dito.

Per similitudine si enunciava questo detto quando qlcu ha ingollato in brevissimo tempo un bicchierone di birra o un piatto di pasta (in italiano si direbbe “in quattro e quattr’otto”, o “in men che non si dica”).

Mattö’, e checcà, ha fatte tìppe-tappe-abbàsce! Te putjive strafuché…
= Matteo, e che diàmine, hai fatto in un lampo! Ti potevi strozzarti…

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