Jì tutte vjinde ‘ngüle a mè!

Jì tutte vjinde ‘ngüle a mè! loc.id. = È tutto a mio danno.

Traduzione letterale: È tutto vento in culo a me!

Questa simpatica espressione dovrebbe essere una rimostranza verso qualcuno o qualcosa che in qualche modo sta utilizzando le nostre risorse in maniera poco zelante e rispettosa.

Come dire, alla maniera del caro Totò: “…E io pago!”

“Ahó, chjüde ‘sta càzze de talèfunéte, ca jì tutte vjinde ‘ngüle a mè! = Ehi, ti consiglio di abbreviare questa telefonata, che stai facendo adoperando il mio cellulare, perché la scheda SIM sta per esaurirsi e non vorrei che tu restassi a metà conversazione.

Beh più o meno è così, anche se questa volta non ho fatto propriamente una traduzione letterale….

Avevo pensato inizialmente che vjinde ‘ngüle, vento in culo, corrispondesse a “vento in poppa”, nel senso che le cose vanno “a gonfie vele” (espressioni italiane tratte dal linguaggio marinaresco). Credo che sia quella l’origine del Detto, pronunciato però in modo sarcastico, con un’ antifrasi, per indicare proprio il contrario.

Ringrazio cordialmente il fedele lettore Agamennone per la sua graziosa segnalazione.

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2 commenti

  1. Lino Brunetti 27 maggio, 2010 10:56 pm

    Anticamente, marito e moglie viaggiavano col proprio carretto diretti ad un lontano santuario.
    Giunti di sera ad una locanda, chiesero alloggio e il locandiere disse che aveva solo un poco di posto in uno stanzone al primo piano, già affollato, con i giacigli per terra.
    Per un minimo di privacy, stesero dei panneggi a mo’ di divisorio intorno al loro giaciglio e cercarono di addormentarsi. Ad un certo punto della notte, il carrettiere avvertì che sua moglie si lamentava, o meglio emetteva mugolii, come di piacere, e chiese:
    - “Che te sjinte?” e la moglie:
    - “No, njinde marüte müje, škìtte ca vöne da dröte nu belle vintezzüle, n’ariètta frešca ca m’arrecröje!
    Il marito si voltò e cercò di riaddormentarsi, ma soffriva per il caldo così, dopo un poco, chiese alla moglie di scambiarsi di posto. Ad un certo punto qualcuno, dall’altra parte del divisorio, gli si accostò piuttosto violentemente al deretano e al carrettiere uscì un grido strozzato. E la moglie:
    - “Che te sjinte?” e il marito:
    - “Eh, migghiöra möje, quèdd’ariètte ca a te t’arrecrejöve, a me jì tùtte vjinde ca me vé ‘ngüle!

  2. Tonino 28 maggio, 2010 2:11 pm

    Aaaaah! Ecco quale vento!! Ecco la direzione che prende per ventilare il culo!!
    :-D

    Lino, questo RACCONTINO in altri tempi veniva chiamato frecàbbele. Vedi ad ess. il n. 19 pubblicato sull’altro blog e cerca il n. 20 e tutti i precedenti.
    http://www.manfredoniano.com/index.php?s=parte+19!!

    Grazie a nome di tutti i miei pochi lettori!

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