Jì a Nàpele pe ‘na rapèste

Andare (fino) a Napoli per (comprare) una rapa

È un atto spropositato, come dire non vale la pena, il gioco non vale la candela.

L’ho sentita dire dai miei suoceri negli anni ’60. Si capisce dal contesto che per una sciocchezza si sono impiegati energie e capitali a dismisura. Non ne è valsa la pena.

Come andare a caccia di farfalle con un cannone!

Anticamente un viaggio a Napoli significava salutarsi con la famiglia, come se si dovesse andare in America. Quindi andare fino a Napoli per comprare un rapa è assolutamente spropositato.

Presumo, fintantoché non avrò la smentita da qualche lettore attento, che rapèste sia un modo strèuse, strano, deformato, sfottente di dire rapa.

Qualcuno, in maniera simile, afferma che Capacchione jètte a Nàpele pe ‘nu cappjdde (o in maniera meno rozza cappjille) andò a Napoli solo per comprare un cappello.

Canzonando l’allievo, il maestro artigiano, visto il risultato scarso alla fine della giornata, gli profferiva questà simpatica locuzione: sì jüte a Nàpele pe ‘na rapèste!. Ossia: hai speso tutto il tuo impegno e alla fine hai ottenuto un risultato irrisorio.

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