Jà düce cjinde vòlte “cazze” pe fé ‘nu pecchéte

Devo dire cento volte “cazzo” per fare un solo peccato.

È la giustificazione di chi nel suo intercalare, aggiunge spesso “cazze”. Lo dice meccanicamente quando qlcu glielo fa notare.

In effetti dal punto di vista morale non è una gran mancanza, magari è solo un colorito rafforzativo buttato giù quando è necessario. Come il vino: usato con sobrietà fa bene, ma se usato in gran quantità causa le stragi del sabato sera.

Se è ripetuto due o tre volte in una sola frase allora sì che comincia a diventare turpiloquio.

Ricordate il lamento del cliente del sarto? È un vero e proprio sfottò cazzoso

Grazie a Luigi per il suggerimento.

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