Accüme me pajàbbe, acchessì te pettàbbe.

Alla lettera significa: come mi pagasti, così ti dipinsi.

Con la cifra che hai stanziato non potevi pretendere una prestazione d’opera e l’impiego di materiali di prima scelta per la dipintura della casa. Si può intendere anche la realizzazione di un quadro o di un ritratto a pennello.

Volutamente si usa la declinazione dei verbi alla maniera di un dialetto del sub-appennino dauno (Faeto, Carlantino o giù di lì) per mostrare la schiettezza del detto, e un po’ per prendere in giro il committente spilorcio.

Infatti in manfredoniano si dovrebbere dire pajàste e pettàtte. o, meglio, al passato prossimo: cüme m’ha pajéte, acchess’ t’agghje appettéte. = come mi hai pagato, così ti ho dipinto.

Simile ad un altro proverbio dello stesso tenore: Accüme me sùne, acchessì te cande = come mi suoni, così ti canto..

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1 commento

  1. [...] all’altro proverbio: accüme me pajàbbe, acchessì te pettàbbe. Condividi [...]

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