Facjüme accüme facèvene l’andüche: mangiàvene ‘i scòrze e jettàvene i füche
Facciamo come facevano gli antichi: mangiavano le scorze e gettavano i fichi.
È l’immancabile risposta non-sense, dettata dalla facile rima, quando qlcu chiedeva: accüme amma fé? = come dobbiamo fare?
Ossia quando qlcu non sa trovare una soluzione a un suo suo problema e la chiede ad uno dei suoi interlocutori.
Si dice anche per sdrammatizzare un po’ una situazione difficile.
Ho sentito dire anche che gli antichi mangiàvene ‘u scùrze e jettàvene ‘a meddüche = mangiavano la crosta e buttavano la mollica.
Anche qui era questione di rima e non di dieta, quando non esistevano ancora né il problema del sovrappeso né i dietologi che imponessero l’uso limitato di carboidrati.
Io ricordo anche:
Ce javezàvene a vèste e ce grattàvene u veddüche!
Mi viene ora il dubbio che sia di origine montanara!
Caro Tonino, mi è venuto in mente dopo un po’ di tempo che il commento precedente, “Ce javezàvene a vèste e ce grattàvene u’ veddüche” è o era in dialetto tarantino. Infatti, per molti anni, i miei primi anni di vita, li ho passati a Taranto.
No, no si diceva così anche a Manfredonia, ove ora si comincia a parlare un (DGM) dialetto geneticamente modificato…..duméne, parlèvene, n’ètte, furchètte, ecc. al posto di cré, parlàvene, mjizze quìnde, furciüne.