Remìsse

Remìsse s.m. = Risvolto

In sartoria si intende quella parte di tessuto ripiegata verso l’interno delle cuciture. È detto anche nghjüse = chiuso, non visibile.

Se il capo di abbigliamento ha un po’ di risvolto interno, può essere allargato e modificato per adattarlo alla nuova misura del suo proprietario, cresciuta per l’età, se trattasi di bambino, o di taglia lievitata a causa dell’uso esagerato di pane e pomodoro, pastasciutta, Nutella, gelati di Tommasino e dolcetti di Aulisa.

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Chi sté alla chése, böna fertüne li trése

Alla lettera: chi sta alla (propria) casa, buona fortuna gli entra. In italiano un po’ più corretto: “Chi resta in casa propria, guadagna buona fortuna”.

Ossia non si espone a pericoli: aggressioni, tumulti, piovaschi, litigi, incidenti, borseggi, cadute, ecc.

Quindi, per prudenza, sarebbe meglio rimanere tappati in casa. Troppo riduttivo e pessimista.

Ovviamente veniva enunciato a posteriori, ossia a disgrazia avvenuta, da qualcuno lì presente, al posto di esprimere parole di conforto, con significato di: “Avresti fatto bene a rimanere in casa!”….

Una specie di rimprovero/beffa. Il malcapitato, se ancora lucido, lo avrà mandato quel paese.

Questo proverbio è decisamente contraddittorio con quell’altro che dice: chi jì fèsse, stèsse alla chése.

Esiste la variante finale….. “böna jurnéte li trése” = guadagna una giornata, intesa come compenso di lavoro. Questo è riferito alle donzelle, che si applicherebbero alle faccende di casa invece di andare scussiànne!

Ringrazio il lettore Roberto Trotta per avermi dato lo spunto a redigere questo post.

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Sceddechéte

Sceddechéte s.f.= Folata, ventata, convulsione

1) Sceddechéte s.f. – Descrive una folata improvvisa di vento abbastanza intensa da fare stormire gli alberi o addirittura far rovesciare le imbarcazioni. Sin: ruffeléte = raffica di vento.

2) Sceddechéte s.f. – Fase convulsiva che fa contrarre e rilasciare velocemente i muscoli interessati. In questo caso il termine proviene da scìdde, o scìlle = ali. Il movimento frenetico delle ali di un volatile, che tra l’altro crea ventilazione, mi fa venire a mente quando mia madre uccideva il galluccio. Prima sceddecöve velocemente, poi sempre più piano.
Sinonimo: strìseme = convulsioni.

3) Sceddechéte agg. = Malridotto. Scherzosamente descrive qlcu che decisamente non è in buona forma fisica o mentale. Ha perso smalto, brio o vigore, come un galletto abbacchiato, dopo aver sbattuto a lungo le ali ed ha esaurito le forze. Accostatelo all’esempio del galluccio del punto precedente.

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Chjangöne

Chjangöne s.m. e sop. = Ciottolo.

Grosso frammento di pietra, masso, macigno. Generalmento inteso come sasso da lancio, ma va bene anche come masso per edilizia adatto a preparare un vespaio di drenaggio nelle fondazioni.

Il soprannome Chjangöne deriva dal fatto che il soggetto era di conformazione massiccia e pesante, come una roccia.

Figuratamente una pietanza indigesta che fa “peso” nello stomaco viene paragonata ad un chjangöne = macigno. Il comico Nino Frassica l’ha efficacemente definita mappazza.

Da ragazzotti avevamo battezzato “a chjangöne” una specie di tuffo dalla banchina del faro del molo di levante.

Un tuffo senza alcuna pretesa di stile olimpionico, eseguito in tre fasi:
-rincorsa,
-lancio, con raggomitolamento (rannicchiandosi e stringendo con le braccia le proprie ginocchia unite sotto il mento) durante il volo,
-splash finale, come se in acqua fosse caduto un macigno che ovviamente provocava l’innalzamento di una fragorosa colonna d’acqua.

Generalmente si entrava e si sprofondava di culo, quindi senza l’impatto doloroso della spanciata… Un tuffo molto facile e divertente: lo sapevamo fare tutti!

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Martellüne

Martellüne s.f. = Martinicca

Nei veicoli trainati dagli animali, freno a ceppi che si aziona manualmente mediante particolari meccanismi.

Funzionamento: mediante carrucole che moltiplicano la potenza di trazione, si aziona una leva in legno, che tirando due corde sposta un paletto in avanti e pone due ceppi in legno (o di acciaio) a contatto con la ruota.

Praticamente con questi leveraggi vari, agisce direttamente contro il cerchione delle ruote. Il paletto traversino con i ceppi di legno è ben visibile nella foto.

I carrettieri lo azionavano in discesa, per evitare che il peso del carro e del carico travolgesse il cavallo e come freno di stazionamento durante le operazioni di carico e scarico.

Per la bicicletta e per i veicoli a motore è chiamato con termine simil-italiano ‘u fröne (pl. i früne).

La locuzione mené ‘a martellüne ha quindi il significato di “frenare”, anche in senso metaforico.

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