Na vòlte scappe ‘u lèbbre e ‘na vòlte scàppe ‘u cacciatöre.

Una volte corre la lepre e una volta corre il cacciatore.

Questo proverbio, un po’ consolatorio, vuole avvertire che non sempre le cose possono o devono evolversi allo stesso modo: ossia non sempre va tutto bene e lo stesso non sempre va tutto male.

La vita inevitabilmente ha i suoi alti e bassi. Perciò se le cose vanne bene usare prudenza e previdenza perché potrebbero cambiare. Se le cose vanno male prima o poi evolveranno in meglio. Speriamo! N’jì ca còrre sèmbe ‘u lèbbre: quàcche vòlte pöte corre püre ‘u cacciatöre = Non è che corre sempre la lepre: qualche volta può correre anche il cacciatore.

Vuchéle

Vuchéle s.m. = Boccale

Grosso recipiente di vetro o terracotta, provvisto di manico usato per contenere e per versare bibite varie: birra, vino, spremute di agrumi, tè e succhi di frutta, magari rinfrescate con dei frammenti di ghiacio. Capacità media di circa un litro.

Esistono dei sinonimi: brocche e caraffe
= brocca e caraffa.

Quest’ultima fino all’Unità d’Italia era una misura di capacità usata nel Regno delle due Sicilie.

Lèbbre

Lèbbre s.m. = Lepre

La lepre (Lepus europaeus), è un animale selvatico, ambito dai cacciatori, simile al coniglio ma più grande e molto veloce. In presenza di pericolo di blocca tentando di mimetizzarsi con l’ambiente. In caso il potenziale nemico si avvicinasse troppo balza di colpo e fugge velocemente.

Purté ‘ngambéne

Purté ‘ngambéne loc.id. = Protrarre, prorogare, rimandare la conclusione di un affare, di un accordo, rinviare, posticipare.

Alla lettera: portare in campana. Questa locuzione idiomatica locale ha una variante: si può ripetere una o due volte ‘ngambéne come fosse un rafforzativo.

Fajöle me sté purtànne ‘ngambéne ‘ngambéne e ‘a cazze d’a chése nen me la làsse angöre = Raffaele sta rimandando di mese in mese (sta protraendo la data del) il rilascio della mia casa.

Cèsse

Cèsse s.m. = Gabinetto, latrina

Oltre al significato di “stanzino da bagno” come si dice ora, il termine designava negli anni ‘30 specificamente la sola tazza del W.C., che - con l’avvento della fognatura - sostituì nelle nostre case il notissimo ruàgne.

Praticamente, non essendoci ancora l’acqua corrente in tutte le case, era una specie di imbuto, uno scaricatoio di feci e acque luride, anche quelle del bucato a mano, o della pulitura del pesci.

Scherzosamente se qualcuno chiedeva in italiano: Che è successo? La risposta era automatica:
C’jì rótte ‘u cèsse = Si è spaccata la tazza del W.C. (o si è occlusa la conduttura di scarico). Ma fortunatamente solo per la rima.