Giajànde

Giajànde s.m. = Gigante, colosso

Descrive un omone grande e grosso.

Ho sentito dire anche ” ‘U giajànde Maradòsse” per definire un “guappo di cartone” o uno spaccone, uno sbruffone. “Mo’, sinte a jìsse, ’stu giajànde Maradòsse!” = Adesso, sentilo, quest’uomo da niente!

Il “gigante” di Siponto era una figura mitica, costruita dalla nostra fantasia di bambini, a misura delle dimensioni del grande sarcofago di pietra tuttora esistente nella cripta della Basilica di S.Maria Maggiore di Siponto (abbàsce ‘a Sepundüne).

“Mado’ avöv’ a jèsse ‘nu giajànde, ‘nu colosse! Ha vìste quant’jì?” = Madonna aveva da essere un gigante, un colosso! Hai visto quant’è?

Quindi “giajande” significa sì gigante, ma, per estensione, anche: gioiello, coccolino, bambolotto, cöre de mamme, e mille altri modi che le tenerissime madri sanno trovare per vezzeggiare i loro bambini

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Nghjetré

Nghjetré v.t. = Gelare, ghiacciare, intirizzirsi

Si può gelare un cibo ponendolo nel freezer, o si può gelare, riferito a persone, restando all’aperto, a causa degli agenti atmosferici.

Di conseguenza “me so’ nghjetréte” equivale a “mi sono gelato, mi sono ghiacciato, ni sono intirizzito” a causa delle basse temperature degli agenti atmosferici.

Ho vissuto molti anni a Potenza, dove il freddo non è raro come a Manfredonia. Mi è rimasta nelle orecchie l’imprecazione del conducente de un bus, che non riusciva a manovrare bene il veicolo in mezzo al traffico urbano: “sta’tutt’acchjatràte!” = è tutto gelato!

Pure là si riferiscono al ghiaccio meteorologico. Nonostante la pronuncia di “acchjatràte” è un po’ diversa da ” ‘nghjetréte” si capisce che l’etimologia è la stessa, cioè “chjìtre” = ghiaccio.

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Chjìtre

Chjìtre s.m. = Ghiaccio

In effetti il termine indica il ghiaccio.

Ma non quello che, triturato, usano i pescivendoli per tenere al fresco il pesce sulle bancarelle, né quello a blocchi usato un tempo dai venditori di gratta-marianne.

Specificamente si riferisce al ghiaccio che si forma nelle pozzanghere nelle (rare)notti invernali particolarmente rigide. “C’jì fatte ‘u chjìtre stanotte, guarde che frìdde ca c’jì stéte!” = Si è formato il ghiaccio questa notte, guarda che freddo che c’è stato!

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Gagarjille

Gagarjìlle agg e s.m. = Elegante

Il termine, che deriva da “gagà” (giovane affettato, che ostenta eleganza e raffinatezza), era molto in voga nella moda degli anni ‘50,

Io lo ricordo bene. Quando avevo 16-17 anni, e mi vestivo con abiti appropriati per andare a ballare sulle terrazze, indossavo:

-il pantalone lungo di makò (cotone egiziano molto fine),
-la camicia bianca di nylon con gli immancabili stecchini per reggere dritto il colletto,
-la cravatta rossa,
-il gilet double-face rosso o nero,
-la giacca “a pioggia” cioè di tessuto sulla cui superficie a vista affioravano, come tanti piccolissimi nodi, tanti punti colorati con svariate gradazioni di beige.

Le ragazzotte dicevano tra di loro (ma io captavo): “Guard’a jìsse, c’jì vestüte accüme a ‘nu gagarille!”… = Guarda lui, si è vestito come un dandy!

Beh, mi faceva proprio piacere sentirlo dire…

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Currüfe

Currüfe s.m. = Rabbia repressa

Moto di sdegno, causato dall’impossibilità di intervento per correggere un’ingiustizia o una mala azione.
Spesso questa forte repressione, trattenuto a lungo, trova uno sfogo e si tramuta in pianto.

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