Zia-züje

Zia-züje s.m. = Pellegrino, forestiero

Si individuavano con questo termine, un po’ dispregiativo, quei fedeli che passavano per Manfredonia diretti al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Quando volevano un’informazione domandavano, nel loro modo barese: “Zia, zia, dove sta una cantina qua vicino?”. Il fatto che dicessero zia-zia al posto del nostro più familiare uhé, bellafe’ = Ehi, buona donna, li ha individuati e nominati pellegrini forestieri.

La consuetudine del pellegrinaggio risale al Medioevo.

Dopo l’anno 1000 erano considerati quattro i luoghi sacri per eccellenza ove andare in pellegrinaggio:
Gerusalemme, Roma, Santiago di Campostela e Monte Sant’Angelo.

Si muovevano in quell’epoca proncipalmente a piedi. Nel Novecento invece giungevano con carretti trainati da cavalli e coperti da teloni.

Io li ricordo bene, con i loro cavalli adornati di piume di gallo colorate di giallo, violetto, blu e rosso. La tappa nella nostra città era obbligatoria prima dell’ultimo tratto per Monte. Arrivavano a carovane, come i pionieri del FarWest e pernottavano nelle taverne, ove trovavano rifugio uomini e cavalli.

‘I vì, stanne arrevanne i zja-züje = Eccoli, stanno arrivando i forestieri.

Fino agli inizi degli anni anni ’60 si muovevano ancora con i carretti. Poi sono arrivati i giovani con le biciclette da corsa, anch’esse con le piume colorate fissate alla forcella, al manubrio, allo zaino, al cappellino da ciclista.

Con l’espandersi dei mezzi di trasporto a motore non li abbiamo più visti, perché in un solo giorno riescono a venire anche dal Salento e a ritornarsene ai loro paesini di tutta la bassa Puglia.

I più tradizionalisti hanno continuato ad apporre le penne colorate anche sulle automobili, almeno fino agli anni ’60.

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Scurriéte

Scurriéte s.m. = Scudiscio

Frustino usato per incitare il cavallo a trainare il carretto o il calesse.

Esso è formato da tre elementi:

- ‘a bacchètte = asta, bacchetta di legno elastica e resistente
- ‘a curröje = correggia, nerbo formato da striscioline di cuoio intrecciate
- ‘a pundètte = punta, fiocchetto terminale.

I carrettieri esperti facevano schioccare fragorosamente la frusta agitandola abilmente.

Il movimento repentino di abbassamento dell’asta della frusta si propagava alla correggia e da questa al fiocchetto.

Si produceva un rumore secco a causa del “taglio” dell’aria.

Lo schiocco spaventava un po’ il cavallo, che istintivamente accelerava il passo. Raramente il carrettiere picchiava o maltrattava la sua bestia perché rappresentava la fonte del suo sostentamento.

I conducenti di carrozzelle ogni tanto lanciavano simpaticamente una frustata all’indietro, dove ragazzacci (… come me!) si appigliavano per farsi trainare.

Bell’ö’ dàlle addröte! = Buon uomo, sferra una scudisciata dietro (perché stanno ci bambini attaccati)

Ho visto e udito un gruppo di carrettieri portare il tempo di una marcetta a schiocchi di frusta.

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Prüse

Prüse s.m. = Cantero, vaso.

Vale quanto scritto per Ruàgne, che è un suo sinonimo

Da Prüse = Raccoglitore di cacca, deriva Preséte = Cacca

Viene usato quale epiteto contro le persone anche in modo offensivo:
Uhé, ‘stu prüse fetènde! Se vènghe allà, te sguàrre! = Ehi, questo vaso pieno di merda, se vengo là ti spacco in due metà.

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Terrazzéne

Terrazzéne s.m. = Rurale, agricolo, terricolo.

“L’essere terrazzani nel Tavoliere non era un lavoro, ma un modo di vivere per persone che non avendo proprietà terriere, in una economia a carattere agricolo pastorale, e non accettando dipendenza da alcuno, dovevano inventarsi un modo per sopravvivere. Il fenomeno è strettamente legato a quello della transumanza, qui praticata per secoli, in terre coltivate, condotte con sistemi di rotazione che lasciavano ogni anno a “maggese scoperto” parte del fondo, a disposizione del demanio pastorale.

Ed è proprio in queste terre, concimate dal passaggio dei numerosi armenti, che crescevano le ghiotte erbe. Le pratiche agricole odierne hanno snaturato la primitiva raccolta, ma l’usanza perdura negli incolti e nei vigneti e per antico patto non scritto, i proprietari consentono ai terrazzani di praticare le varie raccolte nei loro fondi. ” (dal web)

Insomma era legato alla terra da cui traeva il sostentamento per sé e della sua famiglia.

Conduceva vita grama perchè non poteva mai contare su un introito fisso. Si sospettava che rubacchiasse meloni, zucche e quant’altro poteva arraffare per i campi coltivati. Perciò il termine ha assunto una valenza negativa.

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Paléme

Paléme s.f. = Alga marina.

Si deposita in gran quantità sulla battigia, per effetto dei marosi, si ammassa e imputridisce.

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