Zòmbe ‘u cetrüle e vé ‘ngüle all’urteléne

Salta il cetriolo e va in culo all’ortolano.

Spesso patisce un danno colui che non c’entra nulla in un diverbio.

Una conclusione illogica, estranea, paradossale.

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U chéne ca ce jöve cucjüte…

Detto completo:
‘U chéne ca ce jöve cucjüte, jéve pavüre püre de l’acqua frèdde.

Il cane che in precedenza si era scottato, ora teme anche l’acqua fredda.

Ossia, l’esperienza fa agire con prudenza.

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U fèsse jì fatjatöre, e ‘u drìtte jì macchenatöre

l fesso è lavoratore e il dritto è traffichino.

Il primo lavora sodo e si affatica, mentre il furbo lavora solo di scaltrezza per macchinare imbrogli.

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U chéne mòzzeche sèmbe a lu strazzéte

Il cane morde sempre lo straccione.

La mala sorte si diverte ad abbattersi sui meno fortunati.

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Nu spavjinde véle pe cjinde

Uno spavento vale per cento.

Un solo infortunio, centuplica la prudenza. Specie se è accaduto per propria imperizia o imprudenza.

lo spavjinde in questo caso è un monito, una punizione, un rimprovero, per educare i figli a rigare dritto.

Come quel cane che si era scottato una volta e che poi ha paura anche dell’acqua fredda.

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