Gelècche
Gelècche s.m. = Panciotto
Corpetto senza maniche da portare sotto la giacca.
Termine francese gilet (leggi gilè) passato nel nostro dialetto un po’ storpiato.
Gelècche s.m. = Panciotto
Corpetto senza maniche da portare sotto la giacca.
Termine francese gilet (leggi gilè) passato nel nostro dialetto un po’ storpiato.
Cresòmmele s.f. = Albicocca
Frutto dell’albicocco, albero con foglie a cuore, fiori precoci bianchi o rosati, frutti saporosi di colore arancione.
Taluni per brevità, dicono cresòmme. Sono più propenso a usare il termine cresòmmele, specie per il plurale.
‘Sta cresòmme jöve sciapüte = Quest’albicocca era insipida.
Mangiàteve ‘sti cresòmmele de Màcchje = Mangiate queste albicocche macchiaiole.
Esistono numerose varietà di albicocca. Da noi è molto conosciuta un’albicocca piccola, la nanàsse, ben colorita e molto zuccherina, i cui semi contenuti all’interno del nocciolo duro sono dolci come quelli le mandorle; sono invece amari i semi delle altre varietà di albicocche, quelle di dimensioni maggiori.
Il frutto è carnoso, con seme osseo e forma ovoidale ( ‘i caccianózzele, oggetto di numerosi giochi fanciulleschi). Il colore della buccia cambia a seconda delle varietà: si va dal giallo chiaro all’arancio intenso.
L’albicocco (Prunus armeniaca), originario della Cina, si diffuse fino all’Armenia, da venne introdotto in Occidente da Alessandro Magno. Tuttora una varietà è chiamata Albicocca Alessandrina.
In epoca borbonica nel Napoletano era una delle piante più diffuse. Un botanico napoletano del 1583 evidenziò le due varietà più pregiate, chiamandole “bericocche” e “crisomele”. I due nomi sono entrati da quattro secoli nella parlata garganica: a Monte S.Angelo si chiama tuttora vernecòcche (da bericocche) e a Manfredonia cresòmmele (da crisòmele).
Il nome Albicocca viene dall’arabo al-barquq che attraverso il latino praecoquus, significa precoce. Infatti il frutto matura a fine maggio-metà giugno, una stagione breve. Da noi precöche, simile al termine arabo, designa invece una varietà di pesca a polpa gialla.
Vünecùtte s.m. = Melassa, sciroppo
Sciroppo denso e dolcissimo ottenuto dalla bollitura dei frutti secchi del carrubo o del mosto di uva.
Ho assistito nella mia infanzia alla preparazione del vünecùtte mediante la lunga bollitura di centinaia di fichi d’india, naturalmente sbucciati.
Usato in pasticceria, per esempio nella preparazione dei taralli o come condimento, in sostituzione del miele, delle cartelléte, tipico dolcetto pugliese
Fainèlle s.f. = Carruba

Frutto del carrubo (Ceratonia siliqua), albero sempreverde con tronco corto e largo, foglie di colore verde scuro, fiori rossi a grappolo, frutto commestibile a siliqua.
Si faceva essiccare il frutto e diventava di colore scuro.
Le nostre nonne ponevano una carruba secca in ogni cassetto del comò allo scopo di profumare la biancheria.
Utilissima per preparare beveroni contro il raffreddore. Si facevano bollire nel pentolino pezzi di carruba, fiori di malva, di camomilla, un paio di fichi secchi come dolcificante. Il famoso decotte!
Le carrube, spezzettate e bollite a lungo producevano uno sciroppo denso e dolcissimo chiamato vünecùtte = vincotto che usavano nella preparazione di dolci e sorbetti.
Nei lavori campestri, per dare piú energia al cavallo che trainava l´aratro, assieme alla biada si ponevano nel sacchetto di tela con due bretelle legate alla sua testa, anche dei pezzi di carruba.
Il cavallo con la bocca immersa nel sacchetto mangiava durante le ore di lavoro. L´uomo faceva una sosta solo per bere lui e per far dissetare l´animale.
C´è da dire un ultima cosa sulle carrube. I semi piú grossi erano usati, perché duri e lucidi, da qlc artigiano per fabbricare i grani del rosario ad uso delle bizzoche.
Putöje s.f. = Bottega
Bottega, laboratorio per attività artigianale.
‘A putöje du falegnéme, du ferrére, du sàrte.
Sté alla putöje = Stare a bottega da qlcu: voler imparare il suo mestiere, fare l’apprendista.
‘U uagnöne d’a putöje = Il ragazzo di bottega, l’allievo apprendista.
‘A putöje sté japèrte! = La bottega è aperta.
Così si mette in guardia scherzosamente qualche amico distrattone, segnalandogli che la patta dei suoi calzoni non è stata chiusa.
Un termine ormai andato completamente in disuso, ricordato solo dagli ottantenni, è ‘u putejüne = il botteghino, che indica specificamente il negozio del tabaccaio, che ora si chiama tabbaccüne.