Sutteratüre

Sutteratüre s.f. = Seppellimento, inumazione, tumulazione, sotterramento.

L’atto finale del funerale, dopo la veglia e le esequie: l’atto di deporre il corpo del defunto sotto terra.

Etimo chiarissimo da sutterré = sotterrare.

Per estensione si intende per sutteratüre anche una tumulazione, ossia la deposizione del cadavere in una tomba di muratura anziché nella terra.

Modo di dire: Cj’àgghje remìsse püre ‘a sutteratüre = Ci ho rimesso pure le spese.

Si dice quando qlcu, sperando di guadagnare in un’operazione finanziaria, che purtroppo finisce male, va a rimetterci sostanziosamente.

Non solo costui non ha guadagnato nulla, ma ha dovuto rifonderci del denaro.

Simile a “pèrde ‘nginze e capetéle” = perdere l’interesse e il capitale,

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Cunzùle

Cunzùle s.m. = Pranzo funebre

Una nostra usanza è quella di preparare un pranzo per i familiari di un defunto, al termine della sua tumulazione.

Difatti essi, dopo una lunga veglia, sono tutti letteralmente sfiniti fisicamente e moralmente.

Provvedono generalmente a organizzare questo pranzo consolatorio (da cui il nome) altre familiari, o vicini affettuosi, o amici stretti o tutti assieme.

Rappresenta un modo di onorare il deceduto soccorendo in sostanza e con immediatezza i membri della sua famiglia in quel momento di dolore.

Una bella ed estroversa dimostrazione di solidarietà e di umanità,sentimenti questi che al sud Italia sono particolarmente diffusi.

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Assógghje

Assógghje s.f. = Lesina

Strumento del calzolaio costituito da una piccola asta acuminata di ferro, lievemente ricurva, infissa in un manico di legno, atta a forare il cuoio per farvi passare le cuciture.

Usato dai calzolai e dai sellai.

Può derivare dal verbo assugghjì o assògghje = sciogliere. Difatti con la sua punta sottile si riesce a penetrare nel nodo e allentarlo.

La parola assógghje ha origine antiche: infatti i Latini dicevano ‘sùbula

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Assugghjì

Assugghjì v.t. = Sciogliere

Disfare i nodi, sciogliere i legacci, le stringhe o qlnq cosa annodata

Dal latino solve = sciogliere

Qualcuno dice anche assògghje e assugghjé.

Pòzze assògghje? = Posso sciogliere?

Statt’attjinde ca c’jì assugghiüte ‘u lazze! = Stai attento ché si è slacciata una stringa

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Acquarüle

Acquarüle s.m. = Acquaiolo

Personaggio che per mestiere, era addetto alla vendita di acqua potabile alla minuta.

Quando non c’erano i frigoriferi, tutti d’estate desideravano una bevuta di acqua fresca.

Perciò nacque il mestiere e la figura dell’acquaiolo.

Costui aveva allestito un apposito chiosco in Corso Manfredi, all’angolo Nord di Piazza del Popolo per la vendita di acqua fresca.

Quell’acqua era apprezzata perché non era la solita acqua piovana raccolta dai tetti nelle cisterne e che sapeva di terra.

Proveniva dal famoso acquedotto del Serino, nel Napoletano, arrivava a Manfredonia in carri cisterne delle Ferrovie, e da qui, dopo il trasbordo, veniva trasportata con carri botti a trazione animale fino nei serbatoi sotterranei del chiosco.

Si sollevava mediante una pompa idraulica azionata a mano, con una leva a movimento alternato avanti-dietro (detta volgarmente ‘u tremöne).

L’acqua, semplice o zuccherata e aromatizzata con succo di limone o con caffé, si vendeva per pochi centesimi a bicchiere.

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