Fanöje

Fanöje s.f. = Falò.

Fuoco acceso all’aperto per segnalazione, come manifestazione festosa o per bruciare cose inutili.

Era consuetudine accendere i falò la vigilia delle grandi feste religiose: Natale, S.Giuseppe, S.Lucia, l’Immacolata, ecc.

Quando non era ancora diffuso il gas per uso domestico, tutti avevano in casa della legna da ardere per la cucina.

Allora i marmocchi facevano la questua casa per casa: Bellafé, Me vù dé ‘na legne a San Gesèppe? = Signora, mi vuoi dare una legna (per il falò che stiamo preparando per la festa dedicata) a San Giuseppe?

Partecipava generosamente tutto il vicinato e tutta la legna veniva accatastata all’incrocio delle vie.

All’accensione dei falò c’erano solo i ragazzini: poi man mano si avicinavano anche gli adulti. Alla fine, intorno al fuoco si raccontavano ‘nduvenjille, frecàbbele e sturièlle.= indovinelli, barzellette e storielle fino tarda ora, quando il fuoco si consumava del tutto.

Con l’avvento del gas in bombole nel 1950 questa bella usanza è cessata per mancanza di materia prima da bruciare, almeno nelle città.

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Parauànde

Parauànde s.m. = Mancia

Denaro che si dà senza obbligo, oltre il pagamento di quanto dovuto, a chi ci ha reso un servizio.

Ambito dai ragazzi di bottega quando andavano a consegnare a domicilio l’oggetto confezionato (una giacca, un ricamo, un tavolino, una serie di vomeri o di picconi cui è stata rifatta la punta, una cornice, ecc.)

Letteralmente significa Para-guanto. Non riesco a trovare il nesso per una spiegazione plausibile.

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Rattüse

Rattüse agg. = Lascivo

Licenzioso, lussurioso, impudico, che vive di pornografia.

In cima ai loro pensieri c’è solo il sesso.

Non capiscono che la vita è fatta di tante realtà, tra le quali c’è anche di sesso.

Sono per esempio i guardoni che d’estate vanno alla spiaggia a mangiarsi con gli occhi le ragazze. Non sono capaci di attaccare discorso come una persona normale. “Io con quella ragazza farei questo, farei quello…” ma alla fine non fanno nulla.

I soggetti rattüse si vantano, e qui bisogna fare molte riserve, di essere dotati sessualmente, e di avere un’attività erotica intensa.

Attenzione. Chi si vanta di queste cose jì tutte füme e njìnde arróste.

Il volpigno invece sa tacere.

Insomma sono esseri schifosi, viscidi, vermi luridi e vigliacchi.

Per oggi basta…se no me mètte a sfelé ‘a cröne = altrimenti mi metto a sgranare la corona del rosario, ad elencare una sfilza di improperi.

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Revattüse

Revattüse agg. = Vivace

Al femminile, ormai dovreste iontuirlo, fa revattöse

L’aggettivo significa : ricco di vitalità, di esuberanza e, riferito perlopiù a bambino, di irrequietezza.

‘Stu uagnöne jì troppe revattüse, addjì ca töne l’ucchie töne i méne! = Questo banbino è troppo esuberante, dove posa gli occhi pone le mani.

Vedi anche artèdeche. In questo caso si dice: töne l’artèdeche ai méne = ha irrequietezza alle mani (mi sembra che Cocciante cantasse: “io non posso stare fermo con le mani nelle mani”… )

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Scemunüte

Scemunüte s.m. = Idiota

Persona con poco cervello, scimunito, andato di testa, rincitrullito, rintronato, rincoglionito

Si diceva anche ‘nzallanüte, con un termine napoletano da noi passato nel dimenticatoio.

Madònne e cumm’agghja fè ca stù marüte müje alla vecchiéje c’jì scemunüte apprjiss’i fèmmene! = Madonna, come devo fare ché questo marito mio alla vecchiaia si è rincitrullito dietro alle donne.

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