Cannùle

Cannùle s.m. = Ghiaccio

Ghiaccio artificiale a blocchi, ottenuto attraverso il congelamento dell’ acqua in appostiti contenitori a sezione quadrangolare di cm 25 x 25 e di circa 70 cm. di altezza

Usati in marineria, dopo grossolana tritatura, per conservare per qualche ora il pesce fresco, durante il trasferimento dal peschereccio ai paesi vicini.

La colonnina di ghiaccio ha avuto il suo auge al tempo delle granite (grattamarjànne) preparate al momento del consumo.

Si vendeva a pezzi di circa mezzo chilo, quando non c’erano i frigoriferi domestici, e d’estate si voleva ottenere una bevanda fresca.

Un giovane intraprendente girava per le vie di Monticchio con una carrellino sul quale trasportava il suo ghiaccio, coperto di paglia per isolarlo dall’afa, e lo vendeva agli angoli delle strade: ‘u ghiacce, u ghiacce, u ghiacce de Fogge! Accattàteve ‘u ghiacce de Fogge, uhé! = Il ghiaccio, il ghiaccio, il ghiaccio di Foggia! Acquistate il ghiaccio di Foggia, ohé!…

Come se il ghiaccio di Foggia fosse migliore di quello locale!

Comunque aveva fretta di vendere altrimenti lo perdeva sgocciolando per le strade.

Mamma mi dava una moneta: Tonino, mamme, va’accàtte djice lüre de ghiacce ca mò vöne papà. = Tonino, bello di mamma, va a comprare dieci lire di ghiaccio ché fra poco viene papà.

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Sciabbelòtte

Sciabbelòtte s.m. = Peperone verde

Tipo di peperone verde, dritto, allungato, terminante a punta, non è piccante.

Si usa prevalentemente arrostito, spellato, diviso a listerelle, e condito con abbondantissimo olio, aglio e sale.

Talora un pezzo di questo peperone arricchisce ulteriormente di profumo la nostra ciambotta.

Quelli gialli rossi e verdi di serra, sono sì più carnosi, ma non hanno il saporte degli sciabolotti.

Penso che il nome sciabbelòtte significhi sciaboletta: infatti il peperone, impugnato dalla parte del peduncolo, in mano a un marmocchio sembra uno spadino o una piccola sciabola.

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Strafüle

Strafüle s.m. = Filo grosso

Grosso filo usato dai calzolai, sellai, materassai.

Forse da extra filo.

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Stucché

Stucché v.t. = Spezzare

Spezzare, specialmete riferito a fili, corde e simili sottoposti a trazione.

Spezzare riferito a corpi solidi, ossa, alberi, punte di matita, ecc. si dice quasi come in lingua spezzé.

In dialetto si usa stucché anche riferito a stoffa per confezionare un abito, una gonna, un indumento qualsiasi. Da non confondere con stucchjé= stuccare.

Me so’ stucchéte ‘nu vestüte = Ho comprato un taglio di stoffa per confezionare un vestito.

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Stöve ‘na volte ‘nu ciócce de Mònde….

Ecco la filastrocca completa:

Stöve ‘na volte ‘nu ciócce de Mònde,
statte cìtte ca mo’ te l’acconde.

Stöve ‘na volte ‘nu ciócce de Vüche,
statte cìtte ca mo’ te lu düche.

Stöve ‘na volte ‘nu ciócce de Barlètte,
statte cìtte ca mò te l’azzècche!

C’era una volta un ciuco di Monte (Sant’Angelo)
stai zitto ché te lo racconto.

C’era una volta un ciuco di Vico (Garganico)
stai zitto ché te lo dico.

C’era una volta un ciuco di Barletta,
stai zitto ché (se no) te l’appioppo (uno schiaffo).

Anche questo era l’inizio del racconto della nonna che terminava così e faceva restare l’uditorio in sospeso.

Poi cominciava la storiella vera. Ed era una festa.

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