Sfajìlle s.f., sopr. = Scintilla.
Piccolo frammento di materia incandescente. Si ottengono sfajìlle per esempio, quando si accendono i carboni vegetali per farne brace.
Quelle del ferro arroventato al calor bianco nella forgia del fabbro sono bellissime: appena il ferro rovente è posto sull’incudine e riceve sapienti colpi di martello per la lavorazione, ne sprigiona una cascata sfriggolante.
I nostri nonni dicevano sfascìdde. Il termine si è, diciamo, ingentilito perché sembrava troppo rustico. Come desciüne, divenuto dejüne o cavàdde, diventato cavalle.
Avevo incautamente affermato che Sfajìlle è il soprannome del proprietario del notissimo forno in Via San Lorenzo, gestito dall’altrettanto noto “Ze-züje”.
La rettifica apportata dal lettore Leonardo mi consente di precisare che il forno di “sfajìlle” era un altro, ubicato in altra via, come potrete leggere qui sotto, tra i commenti.
Chiedo scusa. Noi abitanti di Monticchio frequentavamo altri forni, e di questo avevamo delle notizie non troppo precise.
Ringrazio Leonardo in ogni caso. Se qualche altro lettore dovesse riscontrare delle altre inesattezze in questo lavoro, farebbe cosa gradita e meritoria a segnalarle.