Varröne s.m. = Sbarra
Sbarra, paletto che si incastra dall’interno delle case sui battenti della porta dell’uscio.
Era di uso comune quando le abitazioni erano quasi tutte al pianterreno.
La notte si chiudevano prima le porte a vetri, e poi quelle più robuste di legno.
Sulla parete situata dietro ciascun dei due battenti c’era una sbarra (da cui deriva ‘u varröne) di ferro a sezione circolare dal diametro di circa 2,5 cm e dalla lunghezza variabile da 50 a 70 cm.
La barra era forgiata con due occhielli alle due estremità.
Uno era incernierato ad un altro occhiello a codolo, e questo era fissato al muro dietro la porta, e quindi rendeva snodabile la barra.
L’altro occhiello si inseriva al “dente” fissato alla porta quando era chiusa, in modo da tenerla ben salda.
“U varröne” è sinonimo di solidità, robustezza.
I bambini nella notte di Ognissanti vi appendevano le calze vuote perché la mattina le avrebbero trovate colme di doni portati dallel anime dei defunti. La festa della Befana non si celebrava.