Reškendöne

Reškendöne sopr.

Questo soprannome, per quanto conosciuto in tutta Manfredonia, non ha un significato vero e proprio traducibile: ha un suono non aspro, ma più di questo non si sa.

Era nota una certa Anna Tizzani, di professione fruttivendola, che probabilmente lo avrà ereditato dai suoi antenati.

Ed era la madre del celebre Michele Jajànne, anch’egli fruttivendolo, con il negozio in Via Pompeo Sarnelli 19-21. Col passare dei decenni, ora si è radicato questo secondo nomignolo, e Reškendöne un po’ è passato nel dimenticatoio.

Ovviamente i suoi figli, fruttivendoli, sono ora conosciuti come Mimmo Jajànne e Tonino Jajànne.

È l’evoluzione di un soprannome attraverso molti decenni.

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Fuscèlle

Fuscèlle s.f. = Fuscella

Contenitore di giunco intrecciato a forma cilindrica o tronco conica usato per contenere la ricotta. Esso permetteva alla ricotta di sgocciolare il siero in eccesso.

Da qualche decennio si usano solo quelli di plastica, forse da un punto di vista igienico, più pratici, a salvaguardia della salute dei consumatori, anche perché sono “vuoti a perdere”.

Il nome originale è camböse (clicca).

Foto gentilmente fornita da Gigi Lombardozzi.

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Navegànde

Navegànde s.m. = Marinaio

In dialetto marinaio, che ho usato quale termine corrispondente, significa addetto alla pesca, pescatore.

In italiano marinaio ha due significati:
1 – Chi lavora abitualmente, in varia forma, sulle navi.
2 – Militare non graduato appartenente al corpo della marina.

Noi adoperiamo per il significato 1 il sostantivo navegànde = navigante, ossia specificamente chi fa parte dell’equipaggio di una nave mercantile, e che perciò naviga per professione per tutto il mondo da un porto all’altro su navi da trasporto.

Ringrazio il dott.Enzo Renato per il suggerimento.

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Criatüre

Criatüre s.inv. = Neonato, poppante

Si usa indifferentemente al maschile, al femminile, al singolare, al plurale.
Il termine, con connotazione molto affettiva, designa il bambino, il figlio, specie di tenerissima età.

Ahó, cìtte cìtte, ca facjüte arrespegghjé ‘u criatüre! = Ehi, zittitevi perché (altrimenti) farete svegliare il pupo.

Del verbo svegliare, come di molti altri verbi si possono usare due forme: arrespegghjé, e respegghjé

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A pulènde, prüme t’abbòtte e pò t’allènde

La polenta, prima ti gonfia, poi ti svuota.

La polenta a Manfredonia era quella preparata col semolino, la summeléte, e non con la farina di mais come si usa al Nord d’Italia.

Era ritenuto di scarso valore nutritivo, che ti dava immediatamente una bella sensazione di sazietà, ma presto, poiché facilmente digeribile, ti svuotava lo stomaco lasciandoti la sgradevole inestinguibile sensazione di fame.

La farina di mais era, ed è usata solo per farne scagghjùzze.

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