All’ótere süje

I Latini dicevano “pro domo sua“. A favore della sua casa.

A primo acchito sembra che qualcuna, non sappiamo in quale modo, agisca solo per il suo utero.

Ma il termine giusto è “utile” e la pronuncia incerta lo aveva mutato a “utero” e così si è tramandato fino alla nostra epoca. Ora che abbiamo frequentato tutti la scuola dell’obbligo sappiamo come andrebbe pronunciato ma ugulmente diciamo all’ótere süje per tradizione.

E bréve a jìsse, fé sèmbe i cöse all’ótere süje = E bravo a lui, fa sempre le cose a suo. vantaggio.

Stùzze

Stùzze s.m. = Tozzo

Tozzo, pezzo di pane tagliato grossolanamente, specialmente se raffermo, ma comunque commestibile.

L’ho sentito dire anche in falegnameria: Dàmme códdu stuzze de lègne = Dammi quel pezzo di legno.

Diminutivo stuzzarjille.

È usato anche Stòzze al femminile (dimin. stuzzarèlle). In questo caso si tratta solo di avanzi di pane molto secchi, quasi da buttare. Si possono ancora “salvare” usandoli per il pancotto oppure per condirli con olio, sale, pomodorini e origano dopo averli inzuppati in acqua per abborbidirli e renderli masticabili.

Ca-se-nò

Ca-se-nò cong. = Sennò

Altrimenti, se no, in caso contrario, invece, viceversa.

Pigghjete ’stu pìnele ca se nò ‘a fröve ne scènne! = Prenditi questa pillola, altrimenti la febbre non scende.

Chjarchjòlle

Chjarchjòlle agg. e s.f.= Loquace

Chjarchjòlle è un vezzeggiativo di chjachjerdöne.

Si riferisce ad una bimba loquace, chiacchierina, ciarliera. Bambina simpatica, accattivante.

Avì ca mò vöne ‘a puparèlla, ‘a chiarchjòlla nòste = Eccola che arriva, la bambolina, la ciarliera nostra.

Chjachjerdöne

Chjachjerdöne agg.e s.inv. = Chiacchierone/a, loquace

L’aggettivo è riferito a persona loquace, querula, che parla molto e volentieri. Caratteristiche stimate generalmente in negativo.

Il sostantivo invariabile indica la persona con queste “simpatiche” prerogative.

Il diminutivo è chjarchjolle
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