Passe l’àngele e düce “Ammèn”

Passa l’angelo e dice “Amen”

Questo Detto veniva pronunciato come monito.

Chi imitava i difetti fisici altrui (gli occhi storti, la zoppia, etc.), veniva immediatamente redarguito:
se non la smetti passa l’angelo e dice “Amen” = così sia, a significare che lo stesso male avrebbe colpito l’imitatore impertinente per mano dell’angelo.

Grazie al lettore Sator per il suo suggerimento.

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Lettöre

Lettöre s.f. = branda, lettiera

Letto pieghevole in rete metallica, o anche supporto rigido usato in campagna a sostegno di un pagliericcio, un rustico materasso, un saccone riempito di foglie secche o di paglia. Per estensione anche lo stesso pagliericcio.

Credo che il termine derivi direttamente, visto che si usava solo nel mondo rurale, da lettiera: strato di paglia preparata per le bestie da soma e i bovini.

In un mondo dove il lavoro degli uomini e quello degli animali non era molto dissimile, perche ugualmente massacrante, il giaciglio di entrambi, uomo e bestia, ha preso lo stesso nome di lettöre.

L’unica differenza fra le due lettiere: quella degli uomini era sollevata da terra. Infatti la paglia era contenuta nel pagliericcio sostenuto dalla branda

Quella delle bestie, lo strato di paglia e foglie era sparso direttamente sul pavimento della stalla.

Mo me véche a mètte jind’a lettöre = vado a coricarmi.

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Cappellére

Cappellére s.m., sop. = Cappellaio

Fabbricante e venditore di cappelli da uomo. Quella che si dedicava ai cappellini da donna era chiamata ‘a mudìste = la modista.

Il soprannome, come tanti altri, deriva dalla professione esercitata dal capostipite, come ad es.: vuccjire, ferracavàlle, ‘u nolègge= beccaio, maniscalco, noleggiatore di biciclette, ecc.

La memoria adesso mi vacilla. Forse forse dovrebbe appartenere a un De Francesco ‘u cappellére.

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Culennètte

Culennètte s.f. = Comodino

Mobiletto collocato a fianco al letto. È veramente comodo, da cui il nome, perché sul suo paino si appoggia ‘a bbasció = l’abat-jour (piccola lampada da tavolo), un bicchiere, gli occhiali, l’orologio, un’immagine sacra, e nel suo tiretto altri oggetti (i calzini di lui, un libro, il termometro, ecc.)

In dialetto si può dire anche culunnètte, e significa piccola colonna, forse perché il comodino era abbastanza alto per allinearsi al letto, anch’esso più elevato rispetto ai letti moderni.

I due comodini della camera dei miei genitori, di fattura artigianale, anno 1926, erano alti, con il piano di marmo, ed avevano anche uno sportellino di legno lucidato a mano.

Anticamente, quando a Manfredonia non esisteva la rete fognaria, ‘a culennètte conteneva ‘u pisciatüre (detto anche ‘u renéle) = il pitale, l’orinale, accuratamente celato nel vano coperto dallo sportellino.

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Fruscé

Fruscé v.t. = sperperare, scialacquare

Spendere soldi senza criterio e misura; dissipare, dilapidare una sostanza.

Quando qlcu sperpera le sue sostanze, rimane con un pugno di mosche. Ovviamente quelli che considerava suoi amici gli voltano le spalle senza colplimenti. E si ritrova – per dirla con un’espressione colorita – col culo per terra.

Noi diciamo, altrettanto coloritamente: restare di culo ai capperi.

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