Lacjirte

Llacjirte s.m. = Sugarello

(Clicca sull’immagine per ingrandirla) Pesce comune del Mediterraneo, della famiglia (Trachurus Trachurus), aconsiderato alla stregua del “pesce azzurro”

Caratteristica sui due fianchi laterali una fila di spinelle esterne.
Va bene al cartoccio, fritto o in umido, al sughetto.
Che derivi da qui il nome italiano sugarello? Può anche essere che il nopme derivi da sughero, perché alla brace le carni tendono a presentarsi asciutte, stoppose o compatte come il sughero.

Ecco come viene chiamato nelle varie forme dialettali:

Suello, Suro, Sauro, Sugarello, Sughero, Sugherello, Traule, Sorello, Suràlu, Sciuro, Sgombro bastardo, Savaro, Lacierte,Spicaluru, Occhione.

Per constatazione diretta ricordo che in Calabria è detto Sauro, e nel Tarantino Traule, o Suro o Surino.

Merceologicamente è ritenuto di scarso pregio. Trova degno apprezzamento invece nella cucina locale.

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Jèsse brótte

Jèsse brótte loc.id. = mostrarsi antipatico

Alla lettera significa: essere brutto/a. Non è tanto questione di estetismo quanto di atteggiamento.

Anche miss Italia può essere “brutta” se risponde in modo sgarbato o quanto meno non secondo le noste aspettative.

-Vù venì a ballé? -No! -Quànte sì brótte! = Vuoi venire aballare? No! Quanto sei dispettosa (sgarbata, ostile, ecc.).

Nota fonetica: ricordatevi di pronunciare la “ó” molto stretta, quasi una “u”. Per brevità quel “quànte sì…” = quanto sei… si pronuncia spesso quàn-zì a causa della vicinanza di due consonanti dentali (t-s): la finale “t” di quant e la iniziale “s” di .
Provate: quàn-zì brótte.

Ovviamente, siccome la risposta dataci dell’interlocutore non ci è piaciuta, la locuzione viene detta come sforzandosi, con la voce in gola…quànzì brótte!.

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Mbulené

Mbulené v.t. = Infarinare

È un’operazione che le brave massaie conoscono alla perfezione: cospargere di farina qli alimenti prima della frittura in modo da renderli dorati e croccanti.

Fin qui la definizione per il resto d’Italia, che usano infarinare le cotolette e altrii cibi. A Manfredonia, fortunatamente, il verbo è molto selettivo perché mbulené si riferisce solo all’infarinatura dei prodotti di mare da friggere: justenèlle, sìcce, maccarüne,alüce, alózze, paléje, lardechelle, ecc. = trigliette, seppie, ghiozzi, alici, merluzzetti, sogliole, attinie, ecc.

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Fàrece brótte

Fàrece brótte loc.id. = Guastarsi, inacidirsi, diventare immangiabile

Alla lettera significa: divertare brutto, imbruttirsi.

Non è un problema estetico. Si riferisce a cibo o ad avanzo di cibo che è meglio consumare subito perché altrimenti fino al giorno successivo ce fé brótte = si guasterebbe

Insomma cambia aspetto, ri ricopre di muffa, ingiallisce, si inacidisce (ce fé acìzze = si fa acido o rancido).

Meh mangiatìlle st’ate e düje chelómbre ca fine a quann’jì cré ce fanne brótte =Suvvia, mangiateli questi altri due fichi fioroni perché (altrimenti) fino a domani diventeranno acidi.

Mà ‘sti cerése ce sò fatte brótte = Mamma, queste ciliege si sono guastate!

Un’amica tedesca di mia figlia che capisce abbastanza bene l’italiano, una volta venne a Manfredonia. Quasi al termine della cena, mia moglie la sollecitò a consumare gli ultimi due pezzetti di mozzarella di bufala, altrimenti l’indomani si sarebbe “fatta brutta”. La poverina rivolse allora uno sguardo perplesso e preoccupato verso mia figlia. Perché avrebbe dovuto imbruttirsi lei che aveva mangiato la nostra specialità con tanto gusto? Allora mia figlia che parla benissimo il tedesco la tranquillizzò, spiegandole che sarebbe stata la provolina e non la ragazza a diventare “brutta” l’indomani , dando il significato corretto alla locuzione idiomatica manfredoniana.

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Mbupazzàrece

Mbupazzàrece v.rifl. = imbellettarsi, truccarsi

Ovviamente è un’operazione tipicamente femminile. Usare qls cosmetico, anche in maniera vistosa

Il p.p. è ovviamente aggettivato: mbupazzéte = truccata.

Addjì ca te ne vé tuta mbupazzete? = Dov’è che te nei vai tuta imbellettata?

Cjì mbupazzéte bella belle e ce n’ì jüte a ballé = Si è truccata ben bene e se n’è andata a ballare.

L’etimo, secondo me, deriva da püpe = pupa, bambola. Quindi il verbo significa alla lettera “rendersi bella come una bambolina”. Ovviamente questa è una opinione, e, in quanto tale, sempre opinabile.

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