Accatté a credènze

Accatté a credènze loc.id. = Indebitarsi

Comprare qlcs con pagamento differito, non contestuale all’acquisto.
Il che avviene solo se il venditore “crede” nella solidità economica e nella solvibilità dell’acquirente.

Il venditore a sua volta vènne a credènze = vende concedendo credito.

Nulla a che vedere con la credenza, sia intesa come mobile da cucina con sportelli e alzata, sia come convincimento di fatti non provati.

Una volta si comprava “a credènze” il corredo per la figlia (a tànd’u möse = a tanto al mese, a rate mensili), e sopratutto la spesa alimentare quotidiana.

Il bottegaio segnava su un quadernetto suo e su quello della massaia, uguale, la spesa fatta giornalmente. Mezzo chilo di pane, una “mezza misura” di olio, 10 lire di concentrato di pomodoro, due “quinti” di cannarozzetti, un “quinto” di zucchero, “mezzo quinto” di formaggio.. Tutto era venduto sfuso, alla minuta.

Ogni mese la brava massaia saldava i conti. Talvolta chiedeva di differire la scadenza: “..’u sé, marìteme sté maléte…” = lo sai, mio marito è ammalato… Ovviamente parlo di quando non esisteva la Cassa integrazione né altre forme previdenziali. Se il capo famiglia non lavorava, in casa c’era da fare davvero la fame. In compenso c’era un fortissimo senso di solidarietà da parte del vicinato.

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Rarìcule

Rarìcule o anche Rarìchele s.f. = Graticola

Graticola, griglia. Arnese da cucina formata da spranghette di ferro a guisa di grata si cui posano gli alimenti da arrostire.

Era fatta a mano dagli abilissimi fabbri di una volta,

Etimo latino Cràtes, diminutivo Craticula.

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Làsse a fùche ardènde, e pìgghje ‘a parturènde

Lascia il fuoco ardente e prendi la partoriente. Dopo aver domato un incendio, immediatamente mi adopero per soccorrere una partoriente.

Ossia: non si fa in tempo ad appianare una difficoltà che subito se ne presenta un’altra.

Si cita questo proverbio quando qlcu narra (esagerando, naturalmente) di essere stato costretto a impegnarsi senza soste nel risolvere situazioni di difficoltà che si erano presentate a raffica.

Ma insomma…E checcà!

Da notare la spagnolesca costruzione della frase con il dativo invece che con l’accusativo. Lascia a/prendi a… invece di lascia il…/prendi la

Altro esempio di questo uso spagnolo del verbo transitivo: Jèsse vöde a jìsse = Lei vede lui (non lei vede a lui).

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Mpernacchjéte

Mpernacchjéte agg. = Infiocchettato, adornato, agghindato.

Va bene anche la grafia mbernacchjéte.

Generalmente, in modo figurato, l’aggettivo mpernacchjéte (come dire coperto di pennacchi), viene abbinato al sostantivo càzze ed ha sempre una connotazione negativa. Ve lo immaginate un membro virile adornato con ciuffi di penne variopinte e nastrini? Sarebbe ridicolo, non consono alle sue funzioni biologiche.

Sì proprje ‘nu càzze mbernacchjéte! = Tu sei proprio un minchione!
Esclamazione rivolta, ad esempio, al compagno di giochi quando cala una carta non appropriata.

C’jì presendéte accüme a ‘nu càzze mbernacchjéte = Si è presentato con una faccia tosta.

Se avete altri esempi da sottoporre, replicate tranquillamente!

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Arraggéte

Arraggéte agg. = Infuriato, adirato, furibondo, arrabbiato

Spesso la “a” iniziale viene omessa e si pronuncia ‘rraggéte.

Esempi: Jògge Giuànne Sté rraggéte = Oggi Giovanni è infuriato.

Sté rraggéte cüme a na bèstje = È infuriato come una bestia.

In italiano arrabbiato è specificamente riferito ai cani idrofobi ( ‘i chéne arraggéte) e solo figuratamente per indicare una persona su tutte le furie.

Esiste anche un soprannome ‘u Rraggéte riferito ad una famiglia, forse di pescatori, probabilmente i Gramazio.

Chiedo conferma agli interessati. Posso sempre rettificare eventuali inesattezze. Grazie!

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