Ferrètte

Ferrètte s.m. = Forcina per capelli, saliscendi

1) Ferrètte = Forcina per capelli a forma di una U con i due gambi lunghi finoa 10 cm. Serviva a sostenere le trecce composte a crocchia, una sorta di tropet. Al plurale suona ferrjitte.

Quello più piccolo, dai cambi aderenti, leggemente arcuati, è chiamato ferrettüne=ferrettino, sia al singolare, sia al plurale.

2) Ferrètte = Saliscendi. Congegno per chiudere porte e finestre, formato da una piccola verga piatta di ferro munita di pomello che scorre tra due guide, e che può andare a incastrarsi in un altro passante fissato sull’altro battente.

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Belòcche

Belòcche s.m. = Boccolo

Lungo ricciolo di capelli, avvolto a spirale,

Mia nonna aveva un attrezzo di ferro, tipo forbici, con le “lame” di ferro a tondino: era l’arriccia capelli!

Riscaldava il marchingegno al fuoco del braciere e poi velocemente vi avvolgeva su una sola stecca a tondino i suoi lunghi capelli, e li fermava con l’altra lama per pochi secondi. Sfilandolo i capelli, poer effetto del calore, rimanevano avvolti e tesi, come la pasta dei cannoli alla crema.

Quello era un belòcche (con la ò larga) al singolare. Al plurale si pronuncia belócche, (con la ó stretta). Normalmente si usava al plurale per indicare una capigliatura riccioluta.

Ninètte c’jì fatte i capìlle a belócche a belócche = Ninetta si è conciata la capigliatura tutta a bioccoli.

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Pemedurjille

Pemedurjille s.m. = Pomodorino

Non è solo il diminutivo di pemedöre = pomodoro (Solanum lycopersicum).

Pemedurjille è un pomodoro piccolo, rotondo, dolcissimo, che si conservava appeso per i picciuoli in lunghi serti per l’inverno. Rappresentavano, con qualche oliva nera salata e un solo filo di olio, il condimento per un tozzo di pane, quasi per tutti i Manfredoniani, la cena consueta quotidiana.

Veniva chiamato pedemurjille de l’ùrte = pomodorino dell’orto, per distitguerlo da quello dei campi, adatto maggiormente per far conserve e sughi.

Con l’avento del pomodoro Ciliegino di Pachino, reperibile tutto l’anno, non si fanno più quei serti rossi che facevano bella mostra di sé nei negozi di fruttivendolo o nelle nostre case.

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Genuöse

Genuöse s.f. = Pietanza alla Genovese

Pietanza o intingolo con carne di vitello, molte cipolle affettate, prezzemolo, olio e sale, preparato secondo l’uso genovese.

Qualche navigante nostrano, a contatto con i liguri, ha introdotto questa ricetta a Manfredonia.

Le nostre antenate, che non disponevano sempre di carne, hanno adattata la “Genovese” alle seppie, decisamente più accessibili dalle nostre parti.

Sìcce a genuöse = Seppie alla genovese (gnam), da mangiare come pietanza o come condimento agli spaghetti, in un gustosissimo piatto unico.

Dirò che tale variante ha esaltato ancor di più il profumo e il gusto della pietanza. Con buona pace dei Genovesi.
Le nostre mamme

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Sangiuannjille

Sangiuannjille s.m. = Sughetto

Il termine è usato anche in Basilicata per designare un sughetto veloce con olio, aglio, peperoncino e pomodori pelati, fatto per condire un’improvvisata spaghettata con gli amici.

Francamente non so la derivazione del nome, che alla lettera significa “San Giovannino”.

Posso azzardare un’ipotesi: in epoca in cui i pomodori si preparavano in casa conservandoli in bottiglia o a pezzetti o sotto forma di passato, era raro che si usassero i pelato in scatola.

Quelli che si trovavano in commercio erano della famosa marca Cirio di San Giovanni a Teduccio (Napoli). Ecco, “San Giovanni” era diventato sinonimo di barattolo di pelati da chilo.
La lattina piccola, ovviamente, doveva essere “San Giovannino”.

Non pretendo di dare una spiegazione ad ogni cosa, per carità, ma mi sembra plausibile questa ricostruzione etimologica.

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