Pecciöne

Pecciöne s.m. = Vulva

Definizione scientifica: Insieme degli organi esterni dell’apparato genitale femminile, situati sotto il trigono urogenitale e dinanzi al pube. Al plurale fa pecciüne o peccjüne.

Volg. detta peccjàcche s.f., peccjacchélle s.f.. peccjacchjille s.m. e peccjaccöne s.m. a seconda dell’età e dell’avvenenza della sua posseditrice.

Talora sempre volg. è detta anche ciànne s.m.

‘U pecciöne de màaaamete! = Urlo di reazione di ragazzini vittime di un fallaccio durante le fasi di gioco di calcio alla terra gialla (Piazzale Ferri) quando gli arbitri erano gli stessi giocatori, e non c’era l’uso di rotolarsi per terra dopo aver preso la botta.

Un simpatico sfottò: Che te mànge pe’ ciöne? Pecciöne! = Che mangi per cena? Piccione!
L’ambiguità è data dalla doppia c…

Comunque ciöne s.f. = cena, è un termine abbastanza recente.

Meglio che mi fermi qui, altrimenti questo mio faticoso lavoro di ricerca linguistica rischia di essere bloccato dai benpensanti.

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26 commenti

  1. Mambrdonje 3 marzo, 2008 10:24 pm

    Complimenti a Tonino e Luigi, un ottimo lavoro non c’è che dire.
    Un Blog sul dialetto manfredoniano e con il mio colore preferito l’azzurro, più che soddisfatto!!!

  2. Mambrdonje 3 marzo, 2008 10:36 pm

    Su “Ù pecciöne” mi viene in mente un fatto della mia gioventù.
    Nel periodo che ho vissuto con i miei nonni, la sera prima di andare a letto, mia nonna gridava chiamando la figlia (mia zia) “…À pegghjete ù pecciöne d’umbèrte…”?
    Riferendosi al mio pigiama, e mia zia arrossita diceva… mà cè düce ù picceme e noje u pecciöne, e le risate che ci facevamo con la nonna.

  3. Mambrdonje 3 marzo, 2008 10:40 pm

    Un’altra, un’altra…
    Provate a dire velocemente;
    Tre ceppüne e nù ceppöne!

  4. Luigi 4 marzo, 2008 8:16 am

    U pecciöne de màaaamete!

    la parolaccia preferita :)

  5. Wendy 4 marzo, 2008 6:40 pm

    si..x gli amici: PDM!!!! :D

  6. gaetano 5 marzo, 2008 7:43 pm

    grandiiiiiiiiiiiiiiii

  7. albatros 5 marzo, 2008 7:45 pm

    madonn che bella paròl

  8. albatros 5 marzo, 2008 7:52 pm

    però a dic ” u pecciòn d sòrt jì ancòr cchiù bèll

  9. seppia 5 marzo, 2008 8:23 pm

    Una bellissima iniziativa che soddisfa il grande bisogno di riscoprire le nostre radici per rinnovare la nostra identità.
    Bravi.

  10. tuccillandio 6 marzo, 2008 2:01 am

    Tonino sei un GRANDE.
    Grazie, se ne sentiva la necessità.
    Cercherò di contribuire ad arricchirlo.

  11. tuccillandonio 6 marzo, 2008 2:02 am

    ho corretto il nick!!!!

  12. tuccillandonio 6 marzo, 2008 2:04 am

    OVVIAMENTE I COMPLIMENTI VANNO ANCHE A LUIGI.

  13. Tonino 6 marzo, 2008 11:11 am

    Una mia zia, diventata nonna, disse a sua nuora: ” a vìste a quant’jì bèlle ‘a crjiatüre p’u peggjàcche?”

    “Pigiama a giacca”, o peccjàcche?.

    Ah ah ah! Sto ancora ridendo :-)

  14. Apple 7 marzo, 2008 2:23 pm

    Per par condicio,perchè non parlate della versine maschile du peccione???
    Altro che u’p….de mamete
    …u’ p….de patete
    :D :D

  15. tonino1939 7 marzo, 2008 4:32 pm

    Cara Apple, in alto a destra c’è una finestrella bianca. Scrivi dentro una parola, in italiano o in dialetto, e troverai diverse sfumature del termine scelto.
    Prova!

  16. Apple 7 marzo, 2008 6:05 pm

    Madò….non manca niente
    :D :D :D

  17. [...] le faccende domestiche, risponde piccata: N’jì ca stéche p’i méne söpe ‘u pecciöne! = Non sto qui ad oziare, ma sto lavorando [...]

  18. Tonino 22 marzo, 2010 8:02 pm

    Quando il giovanotto si mostrava accasciato in casa per la fine del suo primo grande amore, si sentiva ricuorare dalla premurosa mammina:

    Ahó, che fé mò, pe tanda pecciüne ca ce stanne….” ossia: “Su, animo, non ti avvilire!”

    [libera traduzione dell'autore]

  19. sedum 22 marzo, 2010 9:09 pm

    Quando qualcuno ti apostrofava con un bel
    “‘U pecciöne de màaaamete!”
    si rispondeva:
    màm i vech e fil a len
    màmt ji giovn e fe a putten
    (mia madre è vecchia e fila la lana
    tua madre è giovane e fà la puttana)
    Tonino a riscriverla pensaci tu

  20. Tonino 23 marzo, 2010 8:07 am

    Ricordo che quando ero piccolo, diciamo intorno al 1948, quando il clima delle elezioni era molto più infuocato di quello dei nostri giorni [tipo Peppone e Don Camillo], per annunciare alla popolazione il comizio che si sarebbe tenuto in piazza, girava una “giardinetta” con le trombe dell’altoparlante sul tetto, e a tutto volume diceva:

    “ATTENZIONE, ATTENZIONE! QUESTA SERA ALLE ORE SETTE IN PIAZZA DEL POPOLO PARLERA’ LA “DEMOGRAZZIA” CRISTIANA!”

    La risposta quale fu? La più mmediata, la più impensabile e la più degna:

    “…e lu pecciöne de màaaaamete!!!”

    Il bello che a pronunciarla fu un ragazzetto che con l’indice puntato verso il suo basso ventre, indicando il punto esatto della collocazione del “pecciöne”, caso mai non avessimo capito di che cosa stava parlando.

    Francamente non so che cosa c’entrasse, ma quella volta mi fece scoppiare dalle risate. Se ci penso, mi viene da ridere ancora oggi dopo tanti anni. :-D :-D

  21. Tonino 23 marzo, 2010 8:18 am

    Raccogliendo l’invito di Sedum (grazie Giovannino), trascrivo il suo bellissimo commento:

    Quando qualcuno ti apostrofava con un bel:

    ‘U pecciöne de màaaamete!

    si rispondeva:

    Màmme jì vècchje e füle ‘a léne
    màmete jì giòvene e fé ‘a putténe!

    (mia madre è vecchia e fila la lana
    tua madre è giovane e fà la puttana)

  22. Tonino 24 marzo, 2010 8:52 pm

    Insomma l’equivalente di

    “a putténe de màaaamete!!!!”…

    Uno dei tanti mormorii che, come stormire di fronde primaverili, si sentivano per le strade, dove noi monelli vivevamo allo stato brado, o quasi. A volte vivevamo intere mattinate sugli alberi come le scimmie. Che volete, la TV non c’era e sopratutto le case erano troppo piccole rispetto alla natalità dell’epoca. Quindi fuori di casa! La strada è stata la nostra maestra di vita.

    Un altro paio di esempi? Solo l’incipit:

    “Ghjachive…”

    “L’osse stùrte e chivemmùrte e stramùrte!”

    Che ci fermiamo qui?

    Che ricordano le vostre orecchie innocenti?

  23. sedum 25 marzo, 2010 9:18 pm

    Ghjàla fèsse de màmeta vìcce!

    L’osse stùrte e chivemmùrte
    e chi te söne ‘i cambéne a mùrte!

    Dopo tanti anni e in prossimità delle elezioni è quasi liberatorio.

  24. Sator 26 marzo, 2010 2:30 pm

    vedo che quest o vocabolo è molto commentato, forse il tema è molto apprezzato dai lettori
    :-)
    mi piacerebbe che partecipassero così numerosi a commentare ogni vocabolo….

  25. Sator 26 marzo, 2010 2:33 pm

    a proposito, e giusto per rimanere in tema, cosa si indicava esattamente con il termine sciacquapecciöne?? solo una pietanza con brodo allungato con troppa acqua, tale da renderla insipida??

  26. Tonino 26 marzo, 2010 6:18 pm

    Per Sator e per i lettori che dedicano un minuto della loro attenzione a questo mio modesto lavoro.

    Il termine ‘pecciöne‘ ha di per sé un suono accattivante. Figuriamoci per noi maschietti!

    Tu lo sai che cos’è la ‘perchjacche‘? Il suono, se possibile, è ancora più invitante!

    Guarda comunque il post:
    http://www.parlamanfredoniano.com/p/perchjacche/

    C’è alla fine una domanda ingenua: “perché si chiama perchjacche?”

    La risposta è lapalissiana:

    Pecché jì saprüte!

    :-D

    Ora vado ad elaborare “sciacquapecciöne”- Grazie Sator per lo spunto che mi hai dato ;-)

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