Ostia-chjöne
Ostia-chjöne s.f. = Ostia ripiena
Dolce tipico garganico.
Tra due cialde (sfoglia di farina impastata, non lievitata, cotta entro appositi stampi) si stende uno strato di mandorle tostate e caramellate con zucchero e miele.
Secondo me le due cialde insapori che formano il “sandwich” hanno solo la funzione di evitare che le mandorle appiccicose imbrattino le dita quando si porta questa delizia alla bocca.
Soprannome locale: ricordo Lorenzo Castriotta, ex flicorno soprano della locale banda cittadina, corso Manfredi, angolo via dei Celestini. Suonava l’armonium in Chiesa nelle funzioni liturgiche.
L’amico Lino Brunetti ricorda simpaticamente che Lorenzo Castriotta, la cui moglie si chiamava Caterina, ebbero due figli laureati in medicina: venivano perciò chiamati, affettuosamente, Lorenzo e Caterina de’ Medici.


Sono ottime. A voi piacciono ?
Lorenzo Castriotta, la cui moglie si chiamava Caterina, ebbero due figli laureati in medicina: venivano perciò chiamati, affettuosamente, Lorenzo e Caterina de’ Medici.
Sono Lorenzo Castriotta nipote del vero maste Lorenze Ostia-chjöne mio nonno, che faceva il calzolaio di professione ma siccome amava la musica cantava spesso in chiesa e suonava nella banda del paese il flicorno soprano.
Io sono il figlio grande, del dott. Ruggiero Castriotta, per motivi di lavoro mi sono trasferito a Rimini, però conservo gelosamente l’attrezzo per fare le ostie ripiene di nonno, quello originale, e il suo organo a fiato con cui suonava e cantava nelle varie chiese cittadine. Ricordo quella del Carmine, San Matteo San Domenico e anche nella Chiesa del cimitero. Spesso ho accompagnato nonno nelle sue messe cantate.
Io ricordo benissimo tuo nonno quando veniva a suonare alle funzioni celebrate dal rev. don Lorenzo Cuccia a Monticchio in un sottano adibito a Chiesa.
Ovviamente mastro Lorenzo con l’armonium e con la sua bella voce impostata animava la liturgia ogni domenica. Parlo degli anni dell’immediato dopoguerra e almeno fino al 1951.
Successivamente fu costruita l’attuale chiesa di San Michele, credo prima del 1957/58, ma non l’ho sentito suonare in quella chiesa.
Lorenzo ostia-chjöne, personaggio simpatico a amabile a tutto tondo, dai tratti signorili: un vero artista.
In quel sottano a Monticchio, adibito a Chiesa, io ci andavo qualche volta per cercare mia nonna che, insieme ad altre donne del vicinato, provvedeva a lavare il pavimento o a spolverare.
Mia nonna abitava e vendeva la frutta subito dietro l’angolo.
Negli anni ‘60 ho spesso ascoltato la Messa nella chiesa del Cimitero, cantata e suonata dal grande Lorenzo il Magnifico!
C’arrezzecavene ‘i carne!
Tua nonna, la simpatica Mariànne ‘a patetére, via Pompeo Sarnelli 37 o 39, angolo via Nazario Sauro, aveva un concorrente temibile: Lunàrde ‘u carvunjire.
Costui era avvantaggiato perché oltre al negozio su via Principe Umberto (vicino alla farmacia Squillante), andava in giro come ambulante col suo carrettino a vendere la sua mercanzia.
Erano solo in due in tutta Monticchio a vendere la frutta.
Per Tonino:
Confermo tutto, tranne Lunarde di cui non sapevo l’esistenza.
Per Lorenzo Castriotta:
di fronte all’abitazione di tuo nonno Il Magnifico c’era lo Studio del fotografo Ciro Renato, passato a miglior vita da pochi giorni.
Il quello studio, specie la mattina, ci si incontrava tra diversi amici, tutti con lo scopo di fare una telefonata che, allora, non si pagava, c’era solo l’abbonamento fisso, e non ancora c’era la teleselezione. Prima o dopo la telefonata si aiutava il fotografo a mettere a posto i negativi o a tagliare i bordi delle foto,
il tutto fra chiacchiere e barzellette tra giovani, e tuo nonno si affacciava ogni tanto a raccontare o farsi raccontare i fatti del giorno.
Entrambi i suoi figli medici esercitavano a quell’epoca (primi anni ‘60)in località lontane dal paese. Non so se fosse tuo padre o l’altro fratello medico che ebbe poi il trasferimento e si avvicinò.Qualcuno chiese a Lorenzo se la notizia fosse esatta e lui rispose:
- Si, mio figlio Dottore adesso ha tutta La Serpa (località di Manfredonia)in mano!
E un paio dei giovanotti:
- E che jì? Sanpaulere?