Ndiscià

Ndiscià sopr. = Che vive negli Sciali, Palustre.

Chiarisco subito che Sciale, nella toponomastica locale, significa terreno sabbioso costiero, una volta acquitrinoso e impaludato.

Molta gente, prima della bonifica, traeva il suo sostentamento dalla palude che si estendeva da Siponto a Zapponeta. In dialetto venivano chiamati “scialajùle”. Costoro vivevano di caccia o più semplicemente catturando anguille, o tagliando giunchi per farne canestri, scope e fondi di sedie, o raccogliendo sanguisughe da vendere alla farmacia per taluni malanni che richiedevano il salasso.

Allora quidd’indiscià, erano “quelli che vivevano negli Sciali”. Almeno questo è quello che mi diceva mio padre, classe 1901.

L’indicazione generica è poi diventata soprannome della famiglia De Salvia, tutti musicanti, dall’orecchio sopraffino, che hanno operato per tutto il Novecento, e Giuseppe, il figlio maggiore di Pietro, è tuttora attivo col il mandolino e il violino ad allietarci nelle serate estive.

Ricordo Geseppe, Jennére, Ndenjócce, Petrüne, Lelüne, Tonüne. Un certo Ze Luìgge, se non erro, negli anni ’20 aveva allestito una scuola di ballo frequentato da pescatori che dovevano imparare i passi fondamentali. Suonava lui, la moglie e i figli, in casa, la sera per guadagnare qualche lira.

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1 commento

  1. [...] compenso ho un ricordo dolcissimo di un prestito ricevuto da Pietro De Salvia, detto ‘Ndiscià, che mi ha prestato il suo intoccabile contrabbasso perché il mio ebbe un infortunio. Me lo [...]

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