Fé ‘u fèsse
Fé ‘u fesse loc.id. = Fare il finto tonto, commettere deliberatamente qualche sciocchezza.
Nen facènne ‘u fèsse = Non fare lo scemo, pensa a rigar dritto.
Jü nen so’ fèsse, ma fazze ‘u fesse pe fàrete fèsse a te = Non sono sciocco, ma mi comporto da minchione per raggirati a mio piacimento.
Di solito questo “precetto” vitale – della serie “come spravvivere col tuo capo Ufficio” – lo si recita mentalmente, come per dire a se stessi: calma!
Notate la differenza tra Fé u fèsse= comportarsi da sciocco e fé fesse = raggirare qlcu, gabbare, comportarsi da furbo.
La prima è una mediocre finta, la seconda è una geniale furbata.
Fé ‘u fèsse pe nen jì alla guerre (fare il fesso per non andare in guerra).
E’ anche quello che fa finta di non aver capito gli ordini o le comande dei superiori.
Quando la naia (il servizio militare) era obbligatoria, c’erano un sacco di proscritti che fingevano malattie mentali, omosessualità, ecc., proprio per non assolvere agli obblighi di leva.
C’è pure l’interiezione: ‘a fèsse de màmete!. Scappa quando qlcu si spazientisce.
[...] Fé fesse = Far fesso, raggirare, imbrogliare qlcu [...]
Caro Tonino, non hai riportato la traduzione in italiano dell’espressione: ‘a fèsse de màmete!
Mò’ te vogghjie! (traduzione: Qui si parrà la tua nobilitade!)(Dante Alighieri)
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Ciao Lino! Eh Eh Eh!