Zìrre

Zìrre s.m. = Ziro

Grosso orcio di terracotta in cui si conservano olio o altri liquidi.

In epoca più recente il recipiente è stato costruito in ferro zincato, con chiusura a vite. Per la presenza della zincatura antiossidante, qlcu lo ha chiamato semplicemente ‘u zìnghe= lo zinco, per l’assonanza con ‘u zìrre.

Parola prettamente araba (zir),passata nel lessico italiano, spec. meridionale per l’influenza linguistica lasciata in Sicilia durante la loro lunga dominazione.

Credo che sia della stessa origine il termine giarre = giara

Zjéne

Zjéne s.inv = Zio, zia

Sorella o fratello di uno dei genitori, considerato rispetto ai loro figli; marito della zia, o moglie dello zio.

Per indicare uno dei propri zii, si dice zjàneme, sostantivo invariabile sia al maschile sia al femminile.

Allo stesso modo, per uno degli zii di chi ascolta si dice zjànete.

Giuànne m’jì zjéne (o jì zjéne a me) = Giovanni è mio zio.

Fàlle sapì a zjànete Mattöje, ca ‘u vògghje parlé = Fa sapere a tuo zio Matteo, che gli voglio parlare.

Al maschile plurale si dice ‘i zjéne müje/tüje/nùstre/vùstre/löre = Gli zii miei, tuoi, nostri, vostri, loro.
Al femminile plirale ‘i zjéne möje/töje/nòstre/vòstre/löre = Le zie mie, tue, sue, nostre, vostre, loro.

Rivolgendosi ad una persona avanti con gli anni che non si conosceva, si diceva: Ze-züje = Zio.
Ovviamente era una forma di rispetto per l’età, e poi non era lecito dare del tu agli anziani. Ze-züje, segnerüje add’jì ca jàvete? = Buon uomo, voi dove abitate?

Zòcchele

Zòcchele s.f. = Ratto

Surmolotto, topo delle fogne (Rattus norvegicus). Mammifero roditore simile al topo ma più grande, con muso appuntito e coda rivestita di squame. Diffuso in tutto il mondo. Apportatore della Leptospirosi, malattia mortale per l’uomo.

Zòcchele significa anche prostituta.

Zöche

Zöche s.f. = Corda, fune

Qualsiasi corda dai Manfredoniani terragni è chiamata zöche, per esempio, quella usata per stendere il bucato, quella adoperata per attingere l’acqua dal pozzo, per suonare le campane della chiesa, e per giocare a saltare o all’altalena.

In marineria si usa un linguaggio più articolato, appropriato allo spessore della corda: sagola, cima, gomena. Non sentirete mai un marinaio usare zöche.

Diminutivo: zuculèlle s.f. = cordicella, funicella.

A volte, quasi a indicare uno spago, un laccio si usa il maschile zuculìlle

Zòlla-zòlle

Zòlla-zòlle sm e sopr. = Trasandato.

Segno di evidentissima ineleganza riconducibile al “casual” forzato degli anni ‘30, quando la miseria non consentiva di vestirsi in modo decente.

Per esempio, si diceva Giuà, te sì vestùte accume ‘nu zolla-zolla = Giovanni, ti sei vestito come un barbone!

Ossia con abiti raccogliticci, la giacca di un colore, i pantaloni di un altro, le scarpe di un altro ancora….

E’ anche un soprannome locale.

Zómbe

Zómbe s.m. = Salto

Movimento con il quale ci si stacca dal terreno per ricadervi o nel medesimo punto o anche diverso, o anche su un livello più alto o più basso.