Zìnne

Zìnne s.m. = Ammicco

Cenno d’intesa che si attua strizzando l’occhio a qlcu.

Fè ‘u zinne o anche Mené ‘u zinne = Fare l’occhietto, ammiccare

Zìnne deriva da “cenno (d’intesa)”

Ziòlle

Ziòlle s.f. = Zia, zietta

Sorella di uno dei genitori, considerata rispetto ai loro figli; moglie dello zio.

Ziolle è un diminutivo affettuoso dei nipoti. L’italiano zietta non rende bene il sentimento che traspare dall’appellativo nostrano.

Quando il nome della zia è sottinteso, si dice Ziolle. Quando si antepone al nome proprio si pronuncia Ziolla.

Qlcu dice che è designata con questo appellativo solo la zia maggiore, o più anziana rispetto alla madre dei nipoti. Io personalmente chiamavo così tutte le sorelle di mio padre: Ziolla Rachelüne, Ziolla Felumöne, Ziolla Marüje, Ziolla Seppüne, indipendentemente dalla loro età.

Zìppere

Zìppere s.m. = Stecco, Zipolo

Lo zipolo è un bastoncino di legno con un’estremità leggermente appuntita. È usato specialmente per otturare il foro di spillatura delle botti.

Nei lavori campestri prende questo nome uno stecco di legno, anch’esso appuntito, che serve a bucare il terreno per inserirvi i semi di piselli, di fave, ecc.

Il termine è di origine longobarda e deriva dalla voce antica zippel e dalla sua successiva italianizzazione zippa, che significa estremità appuntita oppure cuneo.

Dallo stesso etimo origina anche il termine italiano zeppa.

Qlcu pronuncia zìppre in due sillabe, zìp-pre. Ritengo più corretto il trisillabo zìp-pe-re.

Zìrre

Zìrre s.m. = Ziro

Grosso orcio di terracotta in cui si conservano olio o altri liquidi.

In epoca più recente il recipiente è stato costruito in ferro zincato, con chiusura a vite. Per la presenza della zincatura antiossidante, qlcu lo ha chiamato semplicemente ‘u zìnghe= lo zinco, per l’assonanza con ‘u zìrre.

Parola prettamente araba (zir),passata nel lessico italiano, spec. meridionale per l’influenza linguistica lasciata in Sicilia durante la loro lunga dominazione.

Credo che sia della stessa origine il termine giarre = giara

Zja-züje

Zja-züje s.m. = Pellegrino, forestiero

Si individuavano con questo termine, un po’ dispregiativo, quei fedeli che passavano per Manfredonia diretti al Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Quando volevano un’informazione domandavano, nel loro modo barese: “Zia, zia, dove sta una cantina qua vicino?”. Il fatto che dicessero zia-zia al posto del nostro più familiare uhé, bellafe’ = Ehi, buona donna, li ha individuati e nominati pellegrini forestieri.

La consuetudine del pellegrinaggio risale al Medioevo.

Dopo l’anno 1000 erano considerati quattro i luoghi sacri per eccellenza ove andare in pellegrinaggio:
Gerusalemme, Roma, Santiago di Campostela e Monte Sant’Angelo.

Si muovevano in quell’epoca proncipalmente a piedi. Nel Novecento invece giungevano con carretti trainati da cavalli e coperti da teloni.

Io li ricordo bene, con i loro cavalli adornati di piume di gallo colorate di giallo, violetto, blu e rosso. La tappa nella nostra città era obbligatoria prima dell’ultimo tratto per Monte. Arrivavano a carovane, come i pionieri del FarWest e pernottavano nelle taverne, ove trovavano rifugio uomini e cavalli.

‘I vì, stanne arrevanne i zja-züje = Eccoli, stanno arrivando i forestieri.

Fino agli inizi degli anni anni ’60 si muovevano ancora con i carretti. Poi sono arrivati i giovani con le biciclette da corsa, anch’esse con le piume colorate fissate alla forcella, al manubrio, allo zaino, al cappellino da ciclista.

Con l’espandersi dei mezzi di trasporto a motore non li abbiamo più visti, perché in un solo giorno riescono a venire anche dal Salento e a ritornarsene ai loro paesini di tutta la bassa Puglia.

Zjéne

Zjéne s.inv = Zio, zia

Sorella o fratello di uno dei genitori, considerato rispetto ai loro figli; marito della zia, o moglie dello zio.

Per indicare uno dei propri zii, si dice zjàneme, sostantivo invariabile sia al maschile sia al femminile.

Allo stesso modo, per uno degli zii di chi ascolta si dice zjànete.