Zaràffe

Zaràffe s.m. = Faccendiere, affarista

Costui si improvvisava mediatore e procacciatore di affari, organizzava incontri, gioco d’azzardo e festini, proponeva locazioni di immobili, procurava facchini, prostitute e falsi testimoni, indirizzava gli automobilisti verso certi meccanici fidati, conosceva i gommisti, i vetrai, i ristoranti e i fittacamere di assoluta fiducia, ecc.

Insomma rispondeva a qualsiasi richiesta, li vedevi spuntare miracolosamente se ti trovavi in difficoltà, per risolvere immediatamente i tuoi problemi. Dietro compenso, naturalmente.

Poco chiaro, un po’ losco, un po’ bandito, spesso e volentieri rifilava un bidone a qualche malcapitato.

Viveva del compenso che riusciva ad ottenere da ognuna delle sue “disinteressate” consulenze.

Il termine ha valenza molto negativa.

Zàrre

Zàrre agg. = Bacucco

Aggettivo che si usa solo nella locuzione vecchje zàrre, per indicare una persona molto anziana, magari un po’ rimbambita…

l’agg. zàrre è invariabile, mentre il sost. cambia di genere e di numero: ‘u vecchje-zarre, ‘a vècchja zarre, ‘i vjicchje zarre.

In italiano si dice “vecchio bacucco” per indicare un vegliardo rimbecillito.

Ze-rósse

Ze-rósse agg. e s.m. = Fulvo

Al maschile è Ze-rósse (con la “ó” pronunciata stretta)
Al femminile fa ze-ròsse (con la “ò” pronunciata larga).

Significato letterale:Zio rosso/zia rossa.

Ze’rósse malupüle = Rosso Malpelo, una novella di Verga.

Sinonimo: Fàcce-canìgghje = Faccia di crusca: Rosso di capelli e con il volto pieno di efelidi (come crusca).

I pel di carota, sono ritenuti soggetti speciali

Zecàrle

Zecàrle (o Zi-Càrle) s.m. = Sigaro.

Da fanciullo ero convinto che derivasse da Zio Carlo.

La mia curiosità mi ha spinto un po’ in avanti….

Viene dallo spagnolo: si scrive Cigàrro e si pronuncia thigàrro, col th sibilante, quasi sigàrro

Ovviamente il popolino che fumava il sigaro lo faceva per spendere poco. Fumava il puzzolentissimo sigaro Toscano. Le Tabaccherie avevano sul bancone una specie di piccola ghigliottina usata per tagliare il sigaro in due metà, o in cilindretti di 2 cm di altezza, da usare uno alla volta per caricare la pipa di creta, preferita dai carrettieri o dai pescatori anziani.

I pregiati sigari Minghetti o Cavour o addirittura gli Avana erano usati solo dai proprietari terrieri locali e offerti ai loro illustri ospiti nei loro possedimenti per fare bella figura.

Zeccheneddére

Zeccheneddére s.m. = Giocatore (di carte)

Se volessi creare un neologismo, direi “zecchinettaio”, definizione che non esiste in italiano.

Personaggio un po’ losco, che dedicava il suo tempo al gioco di carte, dal quale ricavava da vivere spennando gli allocchi, e dotato di indubbia abilità, derivatagli dal continuo esercizio.

Il nome deriva dal gioco d’azzardo zecchenètte= zecchinetta. Ma costui sapeva maneggiare le carte in tutti i giochi che comportavano puntate di denaro (poker, mazzetti, tressette e scopa).

Generalmente questi ultimi due (tressette e scopa) servono solo a stabilire chi debba pagare la bevuta di birra, e si fanno tuttora anche nei bar, non considerati d’azzardo, perché non sono legati alla sorte, ma richiedono anche un po’ di abilità.

Zecchenètte

Zecchenètte s.m. = Zecchinetta

Gioco d’azzardo con le carte italiane. Questo nome deriva dalla corruzione della parola lanzichenecco dal tedesco Landsknecht, cioè servo della gleba (Land = terra, patria + Knecht = servitore)

Il gioco giunse in Italia nel XVI secolo portato dai mercenari tedeschi, chiamati appunto lanzichenecchi.

Nei decenni passati, la Zecchinetta era probabilmente il gioco d’azzardo più diffuso in molte bische dell’Italia centro-meridionale. In alcuni ambienti esiste ancora oggi. Non si può giocare nei locali pubblici.

Mi ricordo che in ogni cantina c’era sempre un cartello ben visibile dove il Commissario di Pubblica Sicurezza elencava i giochi di carte proibiti perché considerato d’azzardo. Fra essi c’era anche la misteriosa zecchinetta.

Vé juché au zecchenètte = È un giocatore incallito.
Indipendentemente dal gioco svolto. Era considerato uno sciagurato.

Per coloro che volessero malauguratamente intraprendere la carriera dei giocatori incalliti, riporto le regole del gioco (reperite in rete):

Regolamento della Zecchinetta: giocatori da due in sù, mazzo da 40 carte italiano.
Si sorteggia chi deve essere il banchiere per la prima mano. Il prescelto stabilisce le puntate minime e massime. Quindi mescola, fa tagliare il mazzo e, colloca due carte scoperte verso il centro del tavolo e una scoperta davanti a sè.
Quest’ultima è la carta del banchiere, mentre le prime due sono quelle dove i giocatori possono puntare.
Quando le puntate sono state fatte il banchiere scopre una quarta carta dal mazzo.

- Se essa è uguale a una delle carte dei giocatori, egli vince tutte le puntate messe sulla carta omologa e le incassa.
- Se invece è uguale alla sua carta, egli paga alla pari tutte le puntate messe sulle due carte dei giocatori e il turno di banchiere passa al giocatore seduto alla sua destra.
- Se infine la quarta carta è diversa dalle tre carte scoperte, egli la colloca a fianco delle prime due e anche su di essa i giocatori possono piazzare nuove puntate.