Vumeché

Vumeché v.t. = Schiumare

Schiumare, in italiano ha anche il significato di liberare dalle scorie, dai residui.

Nel nostro caso, appropriatamente, indica l’operazione di pulitura delle vongole o delle cozze per levare la sabbia o altre impurità dai loro gusci. Si passano sotto l’acqua corrente e si stropicciano una contro l’altra una manciata per volta.

Quann’jì ca vé a vumeché ‘i còzzele? = Quando vai a schiumare le cozze?

Vünecùtte

Vünecùtte s.m. = Melassa, sciroppo

Sciroppo denso e dolcissimo ottenuto dalla bollitura dei frutti secchi del carrubo o del mosto di uva.

Ho assistito nella mia infanzia alla preparazione del vünecùtte mediante la lunga bollitura di centinaia di fichi d’india, naturalmente sbucciati.

Usato in pasticceria, per esempio nella preparazione dei taralli o come condimento, in sostituzione del miele, delle cartelléte, tipico dolcetto pugliese

Vunnèlle

Vunnèlle s.f. = Gonna, gonnella

Abito tipicamente femminile in tessuto di lana o cotone che, scendendo dalla vita, avvolge le gambe delle donzelle fino al ginocchio o anche a metà polpaccio, a seconda delle mode che decretano la dimensione della sua lunghezza.

Francamente a me piacciono le ‘mini’, purché quello che lasciano scoperto sia esteticamente apprezzabile. I prosciutti esposti preferisco guardarli in salumeria!

Ora si è generalizzato l’uso dei calzoni anche fra le donne, di tutte le età.

Riconosco che i pantaloni sono più pratici da indossare, ma la donna perde di femminilità infilandosi i calzoni. Almeno ai miei occhi!

Vutté

Vutté v.t. = Spingere, soffiare,

1) Spingere: Esercitare una pressione su qlcu. per farlo cadere, o su qlco. per spostarla.

2) Soffiare: Emettere aria con la bocca socchiusa; spirare del vento; fuoruscire di fumo dal camino, dal vulcano, ecc.

Vutté deriva da buttare, menare, riferito ad agenti atmosferici. Vòtte ‘u vinde, jogge stéme a chése = Spira il vento, oggi restiamo a casa (non usciamo a pescare).

Per il vento si usa anche il vento “mené”. Möne ‘stu sorte de vjinde! = Spira questo gagliardo ventaccio

Vuzzarèlle

Vuzzarèlle s.f. = Cetriolo carosello

È una variante del cetriolo, grande quanto una mano, di colore verde chiaro.

Questi strani ortaggi sono tipici della Puglia, ibridi spontanei tra melone e cetriolo, vengono anche chiamati cetriolo-melone.
Le varietà differiscono per forma del frutto, colore e sapore, le piante hanno la vegetazione del melone e si coltivano allo stesso modo, non vanno cimate poiché i frutti si raccolgono scalarmente.

I caroselli si mangiano crudi, in gradevoli insalate, il mezzolungo di Polignano ed il mezzolungo barese si mangiano senza sbucciarli,basta strofinarli tra le dita per eliminare la tipica peluria.

Con lo stesso nome si designano anche certi meloncini di pane non ancora maturi, quasi senza sapore, usati anch’essi come insalata con sale e aceto.

Al plurale “‘i vuzzarèlle” alludono al seno che inizia a fiorire nelle pulzelle adolescenti.