Vacànde

Vacànde agg. = Vuoto

In italiano i quasi omofono ‘vacante’ si riferisce a ufficio, carica, dignità, cattedra, mancante del titolare.

Ad esempio: Sede Vescovile vacante = Manca il Vescovo titolare (trasferito o deceduto), e si è in attesa del successore.

In dialetto semplicemente significa: vuoto, che non contiene nulla.

Vacciüne

Vacciüne s.f. = Giovenca

Bovino femmina giovane, vaccina, vitellona.

Come aggettivo designa il tipo di carne: càrna vacciüne = carne vaccina (da vacca, carne bovina)

Viene usato anche come soprannome. Ricordo Giancècche ‘a vacciüne = Gianfrancesca “la vitella”.

Valanzüne

Valanzüne s.f. s.m. = Bilancina, cavallo d’appoggio

Non si tratta di una bilancia di precisione, quella usata dai farmacisti o dai tossicodipendenti.

1) Valanzüne s.f. = Bilancina, bilanciere.
È un’asta di legno cilindrica lunga cm 80 e di diametro di circa cm 10. Dalle due estremità partono due funi che si allacciano i finimenti del cavallo da tiro, e dalla parte centrale un gancio che si fissa al carrettöne=carro grande.

2) Valanzüne s.m. = Cavallo d’appoggio.
Per estensione si intende (‘u valanzüne, al maschile) il cavallo di appoggio a quello collocato tra le stanghe del carretto, che di solito è più forte e più affidabile, quando si prevede di trainare dei pesi considerevoli o di affrontare un percorso che comprende delle salite.

Vambógghje

Vambógghje s.m. = Truciolo

Striscia più o meno sottile di materiale, generalmente arricciata, che si asporta da un pezzo di legno o di metallo lavorandolo con una pialla o con altre macchine utensili.

Deriva, secondo me da vàmbe = vampa, fiamma per la facilità con cui si possono accendere. Usata come esca per preparare un fuoco più grande.

Famosa la gag del clown, che aveva posto gli occhiali verdi al suo ciuchino in modo che scambiasse per erba di prato i trucioli che gli aveva propinato per desinare.

Vamméne

Vamméne s.f. = Levatrice

Ostetrica, levatrice.
Nei tempi in cui tutte le donne partorivano in casa la mammana era preziossima per la sua lunga esperienza.

Tutte le puerpere la chiamavano “comare”, come se avessero un vincolo speciale con lei.

Io ricordo le più note fino agli anni ’50: cummére Verèlle = comare Vera, e Cummére Marije Tunnjìlle. Non so se hanno ancora esercitato in epoca successiva.

Maledizione alla levatrice!

Un’imprecazione diffusa e simpatica è anche: Maledezzjöne, alla vamméne!

Vamméne Zappunöte (La)

La vamméne Zappunöte loc.id. = La levatrice di Zapponeta

La locuzione descrive una donna che si dà delle arie eccessive. Ma chi crede di essere ‘a vamméne Zappunöte?

In un piccolo centro come Zapponeta potrebbe anche essere considerata una persona importante, insostituibile.

Ma nella nostra “grande” città costei è solo un numero che si confonde negli altri numeri.

Al maschile si diceva, con lo stesso significato spregiativo: ‘U Sìneche Zappunöte.= il Sindaco di Zapponeta, beninteso quando il centro era solo una piccolissima frazione di Manfredonia e certamente non aveva il Sindaco ma solo un Rappresentante in seno al Consiglio Comunale di Palazzo San Domenico.

Ora che Zapponeta è un Comune autonomo, certamente avrà il suo bravo Sindaco, legittimamente insediato. Perciò la locuzione ha perso il significato dispregiativo originale.