Uasta-mestjire
Uastamestjire agg. = Arruffone
Dicesi di colui che si dà da fare in ogni modo, ma con mezzi modesti, perlopiù senza grandi risultati.
Significato letterale guasta-mestiere, ossia che non sa dare lustro al mestiere scelto.
Uastamestjire agg. = Arruffone
Dicesi di colui che si dà da fare in ogni modo, ma con mezzi modesti, perlopiù senza grandi risultati.
Significato letterale guasta-mestiere, ossia che non sa dare lustro al mestiere scelto.
Uauàcce s.m. = Ventriglio.
Negli uccelli, parte dello stomaco ricca di fibre muscolari, nella quale vengono sminuzzati i cibi più dur.
Si tratta anche di un soprannome locale.
Ùcchje s.m. = Occhio
Organo della vista, che percepisce gli stimoli luminosi e li rimanda al cervello che li traduce in immagini.
Affettuoso rimprovero a qlcu permaloso/a:
Nen te pozze düce manghe che bell’ùcchje ca tjine ‘mbacce! = Non posso dire nemmeno: che begli occhi che hai in viso!
Add’jì ca töne l’ucchje töne ‘i méne = Dove ha gli occhi ha le mani.
Constatazione della vivacità del bimbo: tocca tutto ciò che vede.
Torce l’ùcchje = Torcere gli occhi. Provare un grosso spavento.
Mò, acüme ce avvecjüne ‘nu giòvene, Mariètte torce l’ùcchje = Ora come si avvicina un giovanotto, Marietta prova terrore (forse perché ha avuto una precedente delusione amorosa, e per ora non vuole più saperne di giovanotti)
Ucchje-pescéte s.inv. = Congiuntivite
È il nome di una patologia che colpisce l’occhio e si manifesta con abbondante lacrimazione che si raggruma durante il sonno.
Scatenata da agenti esterni, quali polvere o abbagliamento, provoca un fenomeno infiammatorio con conseguente fotofobia, dolore e lacrimazione.
Può anche avere origine batterica per la presenza nel sacco congiuntivale di streptococco o stafilococco, che provocano un’infezione, risolvibille con l’uso di antibiotici appropriati.
Le nostre mamme ci liberavano le palpebre “incollate” dalle cispe (‘i scazzìlle) con acqua borica tiepida.
Uéte s.m. = Accesso
Accesso, passaggio, varco, luogo attraverso il quale si passa, per esempio, in una recinzione, in una “chiusa”, ossia un uliveto o un mandorleto.
Anche i due pilastrini, in muratura o in ferro, che sorreggono la cancellata di accesso.
Frangì, ha viste se sté serréte ‘u uéte? = Francesco, hai controllato se è chiuso l’accesso?
Forse proviene, per estensione, da “guado”= attraversamento di corso d’acqua a piedi, a cavallo o con un veicolo.
Ugghiaréle s.m.= Venditore oleario.
Fino agli anni ‘50 quasi tutte le attività commerciali si svolgevano per strada grazie ai solerti venditori ambulanti.
Oltre al lattaio (’u lattére) girava per le strade anche l’ugghjaréle, con il suo bidoncino da 10 litri di olio di oliva sul portapacchi della bicicletta, e due misurini uno da 100 gr (‘a mesüre) e uno da 50 gr (‘a mèzza mesüre).
Le massaie per non fare sprechelìzzje = spreco, si facevano bastare una misura d’olio per preparare il sugo. Il misurino da 50 gr serviva a soddisfare la richiesta di 150 gr (‘na mesüre e mèzze), e purtroppo anche quella di soli 50 gr per quelle donne che non disponevano di troppa moneta…