U, ‘U

U, ‘U art. = Il, lo

Articolo determinativo maschile singolare.

Preferisco scrivere ‘u, per indicare che è caduta la l: si dovrebbe dire, e talvolta si dice lu.

Ha anche funzione di pronome personale maschile di terza persona singolare, nella forma atona di egli, lui, usata come complemento oggetto.

Quànne ‘u vute? = Quando lo vedi? Quando vedi lui?
T’agghje déte ‘u péne: com’jì ca nene te lu mànge? = Ti ho dato il mane perché non te lo mangi?

Uagnöne

Uagnöne s.m. e s.f. = Bambino, bambina.

L’individuo umano dalla nascita all’adolescenza.

Al plurale fa Uagnüne, inv.

‘ U uagnöne d’a putöje = l’apprendista artigiano

Dispregiativi:
Uagnunàstre = adolescente scapestrato, protagonista di malefatte.

Uagnungjille si usa per imputare a un giovanotto quasi adulto un atteggiamento puerile, non da uomo, inaffidabile.

Ualanjille

Ualanjille s.m. = Piccolo gualano

Soprannome di uno dei tanti rami della famiglia Palumbo.

Ualanjille deriva da Ualéne (vedi) ossia Gualano, guardiano di bestiame.

Soprannome derivato dal mestiere.

Ualéne

Ualéne s.m. = Gualano

Lavoratore agricolo a contratto annuo, assunto nelle aziende dell’Italia meridionale. Termine derivato dal germanico waldmann: wald=bosco mann=uomo.(Devoto-Oli).

Era inteso specificamente colui che mena bovini al pascolo. Insomma un nostrano cow-boy.

Caratterizzati da un vago odore di stallatico anche se con la persona e la biancheria pulite.

Come soprannome esistono Ualéne e Ualanjille.

Ricordo un certo Pasquéle ‘u ualéne. Mi piaceva l’assonanza fra il nome e il mestiere.

Uascèzze

Uascèzze s.f. = Abbondanza.

Abbondanza di cibo, a crepapelle.

A ufo.

Mangiare incontrollati.

Rimpinzarsi oltre misura, da fare schifo…

Uasta-crìste

Uastacrìste s.m. e soprannome.= Guasta Cristo

Il “Cristo” d’argento che si poneva alla testata del letto, contornato da tanti pezzi in filigrana d’argento assemblati in una vetrinetta, si poteva accidentalmente dissaldare.

Si chiamava il saldatore per la riparazione. Evidentemente costui era arruffone, e invece di riparare il simulacro, lo riduceva in condizioni peggiori, lo guastava. Da qui il nomignolo.

Ma sono tutte fandonie, come per Sfascia-chemò. Gli artigiani erano bravissimi. Il soprannome talvolta è ironico o semplicemente canzonatorio.