Tedeché

Tedeché v.t. = Solleticare, titillare.

Mio padre nel giocare con me quando io ero in età pre-scolare, talvolta si divertiva a farmi il solletico sotto le ascelle per vedermi ridere.

Ed io ridevo a crepapelle e mi divincolavo; lui dopo un primo “trattamento” riusciva a farmi ridere anche senza più sfiorarmi, solo con il gesto delle sue mani che si avvicinavano a me. Un ricordo bellissimo!

Colui che soffre il solletico è definito “tedecüse” intraducibile o non reso efficacemente con un “solleticoso” più riferito a un fatto che suscita interesse morboso che a una persona vulnerabile al solletico.

Tembréje

Tembréje v.t. = Temprerare, impastare.

1) Tembréje ‘u fjirre = Temperare il ferro. Sottoporre a tempra vetri e metalli per conferire durezza e resistenza.

Metodo artigianale per temprare un oggetto tagliente (Piccone, vomere, falce, scalpello ecc.). Si porta la parte interessata all’incandescenza nella forgia, e poi la si raffredda rapidamente con immersione in acqua.

Credo che il fenomeno dell’indurimento sia dovuto alla perdita di una parte di carbonio contenuto nel ferro dolce, per effetto del calore: quello che resta è acciaio, quindi più duro.

2) Tembréje ‘u péne = Panificare. Impastare farina di frumento con acqua lievito e sale. L’operazione successiva si chiama ‘nfurnatüre = cottura al forno

Tenemènde

Tenemènde (o tenemendì) = Verbo ormai andato in disuso. Ora è usato solo dagli ultra 70enni. Significa: guardare, osservare attentamente, fissare qualcuno o qualcosa come per memorizzare (tenere a mente) ogni particolare.
“Ma’, sté ‘nu ggiòvene ca, quanne je véche alla chjìse, skìtte me tenemènde. Che völe da me?” - “Figghja möje, ‘u sàcce, ‘u sàcce…ma tu va alla chjise e ne lu dànne avedènze”

Tenì ‘a chiéva gròsse

Tenì ‘a chiéva gròsse loc.id. = Avere la chiave grossa.

Ovviamente non per aprire materialmente i grossi portali…

Il significato reale del detto è: avere come protettore un importantissimo personaggio, che spiana tutte le strade, elimina le difficoltà, favorisce (magari anche interessatamente) la carriera di qlcn. In una parola chi ha la chiave grossa è un raccomandato di ferro.

In lingua si direbbe: “Avere i Santi in Paradiso”.

Il fenomeno della raccomandazione è decisamente deprecabile dal punto di vista morale. Se qualcuno deve progredire deve far valere i propri meriti e non la ‘chiave grossa’! La “chiave” favorisce uno, ma sicuramente lo fa a danno di un altro, che magari ha maggiori capacità: e questo non è accettabile in una società civile dove purtroppo prosperano i faccendieri di questo genere.

Tenì a…

Tenì ‘a … v.i. = Sentire, avvertire

Sentire non nel senso di udire ma nel senso di avvertire stimoli di fame, sete, sonno, soddisfare i propri bisogni corporali.

Si dice tuttora: me töne ‘a féme, me töne ‘a sùnne, me töne ‘a söte, me töne a pescé, me töne a caché (scusate questi ultimi due esempi).

Quando si sente freddo, o caldo si dice: me fé fredde; me fé càvete.

Le generazioni attuali dicono “sende frìdde, sènde càlde” ma è un dialetto un po’ snaturato.

Tenìrece a…

Tenìrece v.t. = Trescare con…

Avere una relazione amorosa, una tresca con qualcuno/a.

Quando qlcu aveva l’amante, una volta si diceva: Ce tone a…. Oggi si dice che lui/lei è legato/a da affettuosa amicizia con lei/lui.

Domanda diretta: Ma te tjine angore a quèdde? = Ma sei ancora legato da affettuosa amicizia con quella?

Più brutalmente l’amante donna era etichettata con “a mandenüte”, la mantenuta, perché dipendeva in tutto e per tutto dall’uomo che provvedeva al suo mantenimento e alle sue necessità finanziarie.