Tùsseche

Tùsseche s.m. = Veleno, sostanza tossica

Sostanza che per le sue proprietà può alterare la funzione delle cellule di un organismo vivente con cui ha contatto, fino addirittura provocarne la necrosi.

‘U tùsche ‘i sórge (o l’arsèneche)= Il veleno contro i topi.
‘U tùsche ‘i scaramüne (o ‘a pòlve i s.) = Il veleno contro gli scarafaggi.

Tùtte l’àngele a chésa möje!

Tùtte l’àngele a chésa möje loc.id = Che sorpresa!

Alla lettera significa: (Che bello,)tutti gli angeli (si sono radunati) a casa mia!

Si tratta di un’espressione di meraviglia, di sorpresa, allorquando, rincasando, il padrone di casa si imbatte in graditi ospiti che si erano intrattenuti oltre il tempo prefissato proprio per salutarlo.

Ovviamente la locuzione è accompagnata da un vistoso sorriso e dall’invito a rimanere ancora,nonostante quelli mostrino di voler andare via.

L’espressione è bella e mi è sempre piaciuta e non manca occasione di sfoderarla con i miei (grazie a Dio) numerosi amici.

Tutte-cöse

Tutte-cöse agg.indef. = Tutto, ogni cosa

Ogni cosa, indistintamente, nessuna esclusa.

Ovviamente su “cosa” c’è da scrivere un libro appositamente per le numerose sfaccettature che ha il termine sia in dialetto, sia in lingua.

Quanne vjine a chése pùrte tutte-cöse pe féje i scavetatjille = Quando vieni a casa (mia) porta tutto l’occorrente per fare i biscotti al finocchietto.

Nen m’ò dìtte tutte-cöse = Non mi ha detto tutto.

Tutte-quànde

Tutte-quànde agg.indef. = Tutti indistintamente.

Se riferito a un oggetto indica un’intera quantità.

M’agghje mangéte tutte-quande ‘u geléte= Ho mangiato tutto il gelato.

Se riferito a persone indica tutti indistintamente.

So’ venüte tutte-quande i cumbàgne a truàreme au sputéle= Sono venuti tutti gli amici a farmi visita in ospedale.

Tutung e tetang

Tutung-e-tetang locuz.id.. = Bla bla

Chiacchierio insistente; discorso inutile e inconcludente e portato per le lunghe.

E parlöve, e parlöve, e tetùng e tetàng: nen la fenöve cchjó! = E parlava e parlava, e bla bla bla, non la finiva più!

Tuzzelé

Tuzzelé v.int. = Bussare

Picchiare su una porta e simili, per farsi aprire o per annunciarsi (Sabatini-Coletti)

Esiste la variante tuzzeljé più nel senso figurato, come per dire ripetere sempre la stessa richiesta di denaro, di prestazioni, di beni.

Tuzzeljije a quèdda pòrte = Bussa a quella porta.

Evògghje a tuzzelé! Nen ce sté nesciüne! = “È inutile bussare qui! Non vi aprirà nessuno” (Toto Cutugno, “Soli”)

Si usavano le nocche delle dita per bussare. Ora si bussa a mano solo per chiedere di entrare nell’ambulatorio del medico o in un ufficio pubblico.

Una volta i portoni erano dotati di un battocchio metallico, dalle più svariate fogge, perché gli abitatori del piano superiore potessero sentire quelli che bussavano. Un ingegnoso tirante azionato manualmente riusciva ad aprire il portone senza bisogno di scendere le scale.

Poi sono stati inventati il pulsante sul portone che azionava campanello elettrico al piano e dal piano il pulsante elettrico che azionava l’apriportone. Successivamente è arrivato il citofono e il video citofono a colori…