Tagghjatöre

Tagghjatöre s.m. = Tagliatore

Strumento del fabbro. Si tratta di un grosso scalpello a codolo.

Infilato il codolo in uno dei due fori generalmente presenti sul piano dell’incudine, mostra il taglio rivolto verso l’alto.

Il ferro da tagliare, una volta arroventato, viene posto sopra il cuneo tagliente e lo si martella rigirandolo un paio di volte, fino al distaco delle parti da recidere. Perciò il tagliatore agisce passivamente: non si batte sullo scalpello ma sul ferro.

Quando il tagghjatöre non è utilizzato viene riposto, sempre per il codolo, in una apposita staffa sul ceppo dell’incudine.

Tagghjöle

Tagghjöle s.f. = Tagliola

Trappola usata per catturare topolini domestici e anche passeracei.

Esistono quelle a tavoletta e ad archetto, funzionanti con una molla a torsione, che scattano al movimento dell’animaletto che le tocca per mangiare il cibo posto come esca, catturandoli.

Tajèrre

Tajèrre s.m. = Tailleur

Abito completo da donna formato da una giacca di taglio piuttosto maschile e da una gonna dello stesso tessuto o di un tessuto coordinato.
In epoca più recente è andato di moda il tajèrre-a- pandalöne = tailleur-pantalone.

Termine intraducibile importato dal francese (pron. tajör) nella lingua italiana e quindi nel dialetto.

Taleföne

Taleföne s.m. = Delfino.

Nome comune di varie specie di mammiferi marini, con pinna dorsale ben sviluppata, caratteristico muso a becco, cervello particolarmente voluminoso.
Il delfino era temuto dai pescatori per gli squarci che, se imbrigliato, arrecava alle reti nel tentativo di liberarsi.

Per noi Manfredoniani il delfino per antonomasia era Filippo, che viveva nello specchio di mare antistante la nostra città, e misteriosamente ucciso nel 2004.

Talepunére

Talepunére s.f. = Talpa

La Talpa (Talpa Europea) è un mammifero simile a un grosso topo, con muso appuntito e lungo; ricoperto di una morbida pelliccia bruna, ha le zampe anteriori provviste di unghie robuste, con cui scava gallerie alla ricerca di lombrichi e altri insetti di cui si nutre.

Credenze antiche: coloro che si strofinavano le mani con il sangue di questo animale acquistavano il potere di far passare i dolori e i gonfiori e le infiammazioni delle persone che ne erano affetti.

Io sono stato iniziato a questa pratica all’età di sei-sette anni, in campagna, dove una povera bestola era finita sotto il vomere dell’aratro.

Nonostante io fossi recalitrante, ho dovuto sottopormi forzatamente all’unzione delle mie manine con il sangue diella talpa.

Ne sono uscito piangente e atterrito.

Mia nonna invece era convinta che successivamente sarei diventato un benefattore dell’umanità con l’imposizione delle mani sui bambini malati.

Tàmbe

Tàmbe s.f. = Tanfo

Puzzo stagnante e intenso, spec. di muffa, di marcio o di chiuso.

Ce sènde ‘na tàmbe de mecöne = Si sente un tanfo di muffa.

Tambe è usato anche per indicare un vago odore magari non specifico, ma sicuramente non convincente.

Ce sende ‘na tambe… Ma chè, ha’ pulezzéte i pìsce? = Si sente un tanfo…Ma per caso hai pulito i pesci?

Che tambe de pjite = Che tanfo di scarpe da ginnastica.

Sèmbe a fumé, sembe a fumé, ma nen sendüte che tambe ca sté qua jìnde? = State sempre a fumare, ma non avvertite il tanfo che c’è qua dentro?

Ce sende ‘na tambe de stàlle! = Si avverte un tanfo di stallatico.