Türabusciò

Türabusciò s.m. = Cavatappi

Termine derivato dal francese “tire bouchon” (che si legge tir-busciò) ed ha lo stesso significato.

Si dice, con leggera modifica di pronuncia, anche tirabusciò

Quelli antichi non avevano alcuna leva.

Turcecùdde

Turcecùdde s.m. = Torcicollo

La pronuncia moderna vuole che si dica turcecùlle.

Atteggiamento viziato del capo determinato da cause molteplici, spec. da contrazioni o lesioni anatomiche dei muscoli o delle vertebre cervicali.

I nostri nonni dicevano che era causato da un tendine o un nervo accavallato (‘u njirve ‘ncalvacchéte)

Il lettore jakal ci ha mandato questa deliziosa filastrocca manfredoniana:

TERAPIA DEL TORCICOLLO

Trè zzetèlle nüje süme
da Venèzzje nüje venüme
mamm’e ppéte nen tenüme
mareté ce vulüme.
E stu nirve ngalvacchéte
scalvacché lu vulüme
jind’u mére lu mettüme.

Tre zitelle noi siamo
da Venezia noi veniamo
madre e padre non abbiamo
maritare ci vogliamo.
E questo nervo distorto e accavallato
vogliamo distenderlo e raddrizzare
nel mare lo gettiamo

Tre ragazze nubili, recitando la formula, tenevano ciscuna un fuso per filare con la punta che toccava la parte malata del collo del paziente. Le tre punte dovevano combaciare, quasi a riunire e trasmettere la forza magica della terapia. Terminata la formula, fingevano di buttare in mare il male estratto con il fuso, aggiungendo la frase finale “nel mare lo gettiamo”.

Turcenjille

Turcenjille s.m. = Involtino

Frattaglie di agnello (trachea, polmoni, fegato, cuore) spezzettati e avvolti nel reticolo adiposo e stretti con il budello come un gomitolino.

In Abruzzo e in Molise sono chiamati in modo quasi uguale: le turcinelle. C’è la secolare transumanza che lega la Daunia a queste due Regioni, specie per i prodotti della pastorizia. Sono chiamati più o meno allo stesso modo nel Beneventano. Anche in Salento usano un termine molto simile: li turcinieddhi .

In Terra di Bari ed in Basilicata vengono chiamati differentemente, ossia gnumerjiedde = gomitoletti.

Un “gomitolo” molto grande assume il nome di cazzemarre.

Si mangiano preferibilmente arrostiti sulla brace e in second’ordine con le patate al forno, o anche a ragù.

I turcenjille si preparano anche con le interiora del maiale, ma sono meno gustosi, più grassi e indigesti.

Turnalìtte

Turnalìtte sm = Giraletto.

È una parola derivante dal francese Tourne-lit (pronuncia turnelì) . Fascia di tessuto ricamato e/o intagliato. Veniva applicata alla partebassa del letto, allo scopo di nascondere gli antiestetici piedini delle reti che sostengono i materassi.

Turnöse

Turnöse s.m. = Tornese,

Tornese era la moneta in corso nel Regno di Napoli fino al 1860.

Al plurale fa turnüse = Tornesi, soldi

Il termine viene usato tuttora: Nen tènghe manghe ‘nu turnöse = Non ho nemmeno un soldo (o una lira, o il becco di un quattrino, tutte monete fuori corso).

Oppure: Pe fé ‘sta chése ce vònne ‘nu sacche de turnüse: addu’jì ca li véche a pegghjé? = Per costruire questa casa ci vogliono un sacco di soldi: dov’è che li vado a prendere?

Turtanjille

Turtanjille s.m. = Tortanello (Pane a ciambella)

Quando il pane si impastava in casa, le mamme premurose preparavano una specie di ciambellone con la stessa pasta del pane.

Siccome il forno per arrivare alla temperatura voluta aveva bisogno di molto tempo. il fornaio concedeva ai richiedenti di cuocere alcune minutaglie prima del pane.

Tra queste c’era la “pizza alla vampa” e il “tortanello”, cotte sulla pietra.

Bastava poco tempo per la cottura. Si portava così a casa un assaggio del pane, fragrante, e attesissimo da tutta la famiglia.

Pare fosse particolarmente apprezzato con la zuppa del pesce, da intingere nel sugo della ciambòtte.

Da non confondere con il Tortaniello napoletano (detto anche Casatiello) a base di formaggio pecorino, uova salame ecc.