A U Tegnüse

Al tignoso

Tjine la rógne, tjine la tìgne,
vatt’ammócce ‘nd’i fechedìgne.

Hai la scabbia, hai la tigna,
va a nasconderti nei campi di fichidindia.

La rogna, o scabbia, è una malattia dovuta ad acari della pelle.
La tigna è dovuta ad un fungo parassita, e si insedia sul cuoio capelluto, facendo anche perdere i capelli.

A U Varevjire

Al barbiere

- “Varevjìre, varevjìre,
quanta vàrve ha fatte ajìre?”

-“N’agghje fàtte dicjassètte:
màmete e pàtete ind’a sacchètte”

(oppure N’agghje fàtte vinditrè: jüne, düje e ttrè).

- Barbiere, barbiere, quante barbe ha raso ieri?

- Ne ho rase diciassette:
tua madre e tuo padre nel sacchetto. (oppure ne ho rase ventitre: uno, due e tre)

Qui si tenta di canzonare il barbiere, che invece si rivela prontissimo nella risposta.

È un po’ fanciullesco come sfottò, ma facile da imparare.

A U Zùppe

Allo zoppo

Zùppe, e quànne camüne nen te canòsce:
tjine ‘na jamma lònghe e ‘n’ata còrte!
Vàtte fé ‘nu sólche, fatte fé ‘na casce,
va da Mast’Andònje, Mast’Andònje ‘u vàsce.
Zùppe tó, zùppe je
Ce accucchjéme tutte e düje,
ind’u tavüte, ind’u tavüte!

Zoppo, quando cammini non ti conosco
hai una gamba lunga e un’altra corta!
Va a scavarti un solco, va a farti una bara,
va da Mastro Antonio, quello basso di statura.
Zoppo sei tu e zoppo sono io
ci mettiamo insieme nella bara!

E’ un ritornello un po’ crudele indirizzato al malcapitato zoppo vedendolo deambulare.

Quando dice “zoppo tu”, sottolinea la realtà. Quando dice “zoppo io”, evidenzia una falsa claudicatio (qlcn dice claudicazzo). E la cosa è ancora più disdicevole.

Per i Manfredoniani di ultima generazione chiarisco che ‘u sólche = il “solco”, oltre a quello tracciato dall’aratro, è anche lo scavo, la fossa, che si fa nel cimitero per seppellire i morti.

La tiritera era cantata su un tema musicale ripetitivo

A un gruppetto disparato

Àmme accucchjéte ‘na bèlla famìgghje: ‘a jatte , ‘u chéne e lu cunìgghje

È un motivetto che si canta quando ci si imbatte un gruppo di soggetti male assortito, tipo:
-il bello, il brutto e il cattivo, o
-il lungo, il corto e il paccioccone, o
-‘u zuppe,’u sórde e’u cechéte,oppure
-‘u meccüse, ‘u tignüse, u rugnüse, o altre personaggi del genere.

È un nonsense dove il coniglio compare solo per amore di rima con famiglia

Uno sfottò bello e buono che viene talvolta, quando c’è intelligenza e quindi forte senso di autocritica, rivolto a se stessi quando ci si ritrova assieme ad altri soggetti un po’ traballanti sia come aspetto, sia come moralità, sia come quoziente intellettivo, ecc.

L’aria, stile quadriglia, tempo 6/8, è la stessa di la fatüje ce chjéme checòzze, a me ne me ‘ngòzze (clicca)

Grazie come sempre al dott. Enzo Renato, inesauribile e prezioso suggeritore di termini per questa rubrica.

Te ne véje? E savezìcchje nen éje!

Questa frase, a mo’ di sfottò, viene pronunciata quando qualche amico decide di accomiatarsi dalla piacevole compagnia, magari perché si è fatto tardi e l’indomani dovrà alzarsi presto.

Tradotta alla lettera è: te ne vai? e salsicce non ne hai (l’azione della distribuzione delle ipotetiche salsicce avverrà dopo che l’amico sarà andato via). Correttamente doveva coniugarsi al futuro: salsicce non avrai.

Lo sfottò diventa più feroce quando prosegue, in seconda battuta: E püre se rumanjive savezìcchje nen’avjìve! = E anche se rimanevi, salsicce non ne avevi (ugualmente)!

Ovviamente una bella risata congeda l’amico frettoloso.

Ringrazio del suggerimento il lettore Michele Murgo

U brìnnese a sfòtte

Brindisi a sfottò

Tazze e becchjire, a la salüte di cavaljire!…

È l’inizio di un brindisi di un manipolo di avvinazzati. Il significato mi sembra chiaro: tazze e bicchieri, alla salute dei cavalieri (presenti in sala).

Se il vino comincia a fare i suoi effetti, diciamo dopo quattro o cinque bicchieri, allora cadono i freni inibitori, e il soggetto che ripropone il brindisi, senza badare se in sala ci sono delle gentili donzelle, declama interamente il suo enunciato:

Tazze e bucchjire a la salüte di cavaljire! Bucchjire e tazze, alla salüte de ‘stu cazze!

Ringrazio il lettore Antonio Vairo per il suggerimento, ma questa volta mi astengo dal fare la traduzione.