Sguarré

Sguarré v.t. = Lacerare

Lacerare con violenza tessuti di qualsiasi natura: teli, lenzuola, mutande, camicie, tessuti muscolari umani o di bestie.

Significa anche Squartare. Minaccia in realtà mai realizzata da nessuno. Significa: divaricare con forza le altrui cosce sino a divellerle. Quasi sempre, quando si pronuncia sguarré, si allontanano le due mani serrate a pugno, con i pollici rivolti verso il proprio petto, come se afferrassero le cosce di un galletto, o la biforcazione di un rametto, per spaccarlo in due parti con la viva forza delle braccia.

Richiamo delle mamme affettuose verso i figli intenti a giocare per strada: Mattöje!,…. Mattöje!!… Mattéjooooo!!!! , Pecché ca nen ce vine?!… Mòooje adda venì qua!! Se venghe allà, te sguàrre pe’ mizze!!! = Matteo, Perché non vieni? Adesso devi venire qui. Se vengo io là ti divido in due metà con la forza delle mie braccia.

Sguascianéte

Sguascianéte agg. = Sformato

Specificamente: deforme nella persona, per l’eccessiva grassezza dovuta a ingordigia o a malattia.

Deriva dal verba sguascianàrece. Va bene per i piedi che non entrano più nelle scrpe, per le ciabatte o le maglie deformate per il lungo uso.

Sgubbéte

Sgubbéte agg. = Gobbo

Agg. Che è affetto da gobba.
Carlètte jì sgubbéte da quann’jì néte = Carletto è gobbo dalla nascita.

Sgutte

Sgutte s.m. = Avvallamento

Infossamento, incavo del terreno, sconnessione della pavimentazione, che causa squilibrio all’andamento dei pedoni o dei ciclisti.

Il termine è usato indifferentemente anche al femminile. In questo caso suona sgòttes.f.

Contrario, nel senso che invece dell’avvallamento si tratta di una sporgenza: ndrùppeche.

Siccardüne

Siccardüne agg. = Segaligno, smilzo

L’aggettivo si usa solo nella descrizione di una persona di corporatura esile. Si pronuncia anche seccardüne.

Non si dice ‘n’àreve siccardüne = un albero esile… Ma un ragazzo, un anziano una signora seccardüne, sì, specie se lo si evidenzia per distinguerlo dagli altri.

Canuscjüte a Mattöje Ciucchetèlle? Códdu giòvene siccardüne ca venöve a sciuppé i féve a Fundéna Röse? = Conoscete Matteo detto Ciucchetèlle? Parlo di quel giovine che veniva ad estirpare le piante secche di fave a Fonte Rosa?

Ecco, seccardüne, magrolino, per distinguerlo dagli altri giovani presenti quella volta nello stesso luogo.

Si dice anche sìcche-sìcche = smilzo, e al femm. sècca-sècche = esile.

Sìcce

Sìcce s.f. = Seppia

Seppia (Sepia officinalis ). Mollusco cefalopode con il corpo è ovale, circondato da una pinna a nastro.

Ha i consueti otto tentacoli dei cefalopodi e in più due tentacoli lunghissimi, retrattili, con il terminale provvisto di ventose.

Si mimetizza con rapide variazioni di colore al suo dorso e usa lanciare un inchiostro nero contro i predatori per sfuggire e mettersi in salvo.

La seppia è un po’ il simbolo di Manfredonia/Siponto.

Il nome Sipontum deriva proprio da sipus (seppia) + pontum (mare) quindi “mare pieno di seppie” (grazie giolabe per il suo suggerimento).

Ora andate a vedere il Monumenti ai Caduti davanti al Castello.

Se guardate bene in basso a destra della Vittoria Alata, noterete una seppia mentre tiene chiusa con i suoi tentacoli la bocca di un delfino .

La seppia simboleggia il popolo sipontino, mentre il delfino, l’Impero Austro-Ungarico.

L’allegoria vuole esaltare il valore dei nostri ragazzi i quali, anch’essi, nella Grande Guerra 1915-1918, con il loro eroismo, sono stati capaci di tacitare il grande Impero Centrale.

Queste notizie “storiche” mi sono state tramandate da mio padre, classe 1901, che certamente assistette all’inaugurazione del Monumenti ai Caduti pochi anni dopo la fine della Grande Guerra, e potè memorizzare i roboanti discorsi del regime fascista: lui era giovane e la memoria non gli mancava.