Sfrajané

Sfrajané v.t. = fracassare, frantumare, infrangere, sbriciolare.

Rompere qlcs, produrre molte briciole. Ridurre un oggetto in frantumi. Tritare, ridurre in mille pezzi.

Talvolta è usato, in forma riflessiva (sfrajanàrece), per indicare il moto ondoso del mare agitato che si infrange sulla battigia sabbiosa o sulla scogliera.

‘U mére ce sfrajanöje (forte) mbàcce ‘i scùgghje = Il mare (agitato) si infrange contro gli scogli.

Sfrecànde

Sfrecànde agg. = Sfrontato

Atteggiamento di chi per sua indole è portato a canzonare, dileggiare, punzecchiare e sbeffeggiare gli altri. Ha sempre la battuta pronta.

Talvolta anche il suo abbigliamento, la sua noncuranza, la sua sfacciataggine sono sfrecande

Quando si mantiene entro certi limiti è un vero e intelligente simpaticone.

Sfrechéte

Sfrechéte agg. = Esausto, spossato

Estremamente prostrato fisicamente o psichicamente.

Me sènde sfrechéte, jògge nen vogghje fé njinde = Mi sento spossato, oggi non voglio far nulla.

Oh, Mattö’, accüme te sjinde? Eh, stéche tutte sfrechéte = Ehi, Matteo, come ti senti? Eh, sono molto abbattuto.

Sfreddàrece

Sfreddàrece v.rifl. = Assottigliarsi, calare di peso

Credo che il verbo derivi dal sostantivo sfrido, calo quantitativo subito da una merce, un materiale, un prodotto, ecc. durante la lavorazione, il magazzinaggio o il trasporto. (De Mauro – Il dizionario della lingua italiana).

So’ tre müse ca stéche facènne ‘a cüra dimagrànde, e nen me so’ sfreddéte pe njinde = Sono tre mesi che sto facendo la cura dimagrande e non sono per nulla calato di peso.

Sfresciüne (de)

Sfresciüne (de) agg. = di striscio, rasente.

L’aggettivo si riferisce a colpo (d’arma da fuoco, di randello, di mano, di piede, ecc.) che non colpisce in pieno il bersaglio secondo l’intenzione di chi lo sferra, ma solo di striscio.

Senza arrivare ai casi gravi, diciamo che quando nel gioco del calcio si “svirgola”, la palla è colpita de sfresciüne e perciò non va nella direzione voluta dal calciatore.

Figuratamente quando un argomento non viene affrontato direttamente lo si propone de sfresciüne, diremmo in italiano che lo si accenna “di traverso” o lo si fa intendere “tra le righe”.

Un proverbio genovese riferisce che ‘si parla alla suocera perché la nuora intenda’.

Sfrìngele

Sfrìngele s.m. = Ciccioli

I ciccioli sono un prodotto alimentare ottenuto dalla lavorazione del grasso presente nel tessuto adiposo interno del maial2, durante la preparazione della sugna.

Portando a temperatura il grasso, tutti i residui di carne vengolo “cotti” e si presentano un po’ come i corn-flakes. Si mangiano caldi con un po’ di sale. Una volta raffreddati si conservano in frigo e possono essere usate nela preparazione di pizze e torte salate.

Sono ipercaloriche, una bomba di colesterolo. Ora che nelle nostre campagne non si allevano più i maiali, sono scomparsi dal mercato.

Il termine è usato sempre al plurale.