Scurze
Scurze s.m. = Crosta
Al maschile indica la crosta del pane.
Che te mange? Scurze e meddüche = Che cosa ti mangi? Scorza e mollica.
Scurze s.m. = Crosta
Al maschile indica la crosta del pane.
Che te mange? Scurze e meddüche = Che cosa ti mangi? Scorza e mollica.
Scurzelé v.t. = Sbucciare
Togliere la buccia, l’involucro, la cotenna, la corteccia, la scorza. Il verbo deriva proprio da scorza, come dire decorticare.
Specificamente significa levare il mallo alle mandorle lasciando in vista la buccia legnosa per il successivo schiacciamento per liberare il frutto (scurzelé ‘i mènele)
Anche togliere il baccello alle fave e ai piselli freschi (scurzelé ‘i féfe, i pesìdde/pesìlle).
Per le cozze e i frutti di mare si usa il semplice japrì = aprire.
Scuscené o şkuşkené = Crollare sotto un peso eccessivo. Esempio: “Nen ce l’ho fatte cchiò, e c’jì skuskenéte” = Non ha retto il peso e si è sconnesso (I Napoletani dicono “scunucchiato”, cioè non sorretto dalle ginocchia).
Può derivare dal fatto che il materasso e i guanciali al mattino appaiono affossati, sopo aver sorretto il dormiente. Quindi sfatti, sformati.
Scuscenéte agg. = Sformato
Si attribuisce a oggetto che ha perduto la sua forma originale, che si è deformato per effetto di traumi o di peso.
Credo che la radice sia cuscino con il prefisso -s dal valore privativo negativo: come formato e sformato, fortunato e sfortunato.
Quindi, secondo me, e correggetemi se sbaglio, l’aggettivo significa sformato, deformato.
Particolarmente calzante se si riferisce a guanciali, cuscini, materassi, contenitori di cartone deformati, etc.
Scüse e maletjimbe loc.id. = Scappatoia, pretesto
Alle lettera: scuse e cattivo tempo.
Questa simpatica locuzione viene detta di rimando da qlcu quando chiede un favore, e l’interlocutore accampa un pretesto per rifiutarsi di farlo. Costui intende giustificarsi, ma evidentemente la sua scusante è ritenuta poco credibile…
Credetemi succede spesso!
Scüse e maletjimbe vé truànne = Costui erca ogni pretesto (per non agire). Non gli mancano le scappatoie!
Origine della locuzione: quando qlcu – specie se per mestiere svolge la sua attività all’aperto, come accade ai pescatori in mare o ai coltivatori nei campi, ed è mazzangànne [pelandrone] di natura – accampa una scusante incontrovertibile per esimersi: il maltempo.
Scussié v.i. = Bighellonare, vagare
Spostarsi da un luogo a un altro senza un programma preordinato, spec. per svago o divertimento.
C’entrano le cosse = le gambe, perché dovrebbero stare ferme invece di andare sempre in giro senza il controllo della mammina: (spezzéte de cosse!)