Saccuréle
Saccuréle agg. = Che riguarda il sacco.
Questo aggettivo riguarda specificamento un grosso ago (l’éche saccuréle), usato per riparare i sacchi di tela grossa o di iuta.
È usato altresì dalle impuntatrici di coperte imbottite.
Saccuréle agg. = Che riguarda il sacco.
Questo aggettivo riguarda specificamento un grosso ago (l’éche saccuréle), usato per riparare i sacchi di tela grossa o di iuta.
È usato altresì dalle impuntatrici di coperte imbottite.
Sagrestüje s.f. = Sacrestia (o sagrestia)
Locale della chiesa in cui i sacerdoti si preparano per le funzioni e dove si conservano gli arredi sacri.
Una volta era adoperata anche per celebrare matrimoni, diciamo non solenni, quanto la sposa era già incinta e ritenuta non degna di indossare l’abito bianco.
Comunque, dato che il matrimonio ha la dignità di un Sacramento, il Concilio Vaticano II ha tolto questa discriminazione. Tutti i matrimoni religiosi si celebrano ora nella Chiesa, a prescindere dall’eventuale gravidanza della sposa.
Purtroppo queste celebrazioni a volte non hanno nulla di religioso. La chiesa diventa una passerella per sfoggiare eleganza e sfarzo. Difatti il chiasso che si sente durante tutta la cerimonia evidenzia la totale mancanza di partecipazione dell’assemblea alla sacra liturgia.
La persona incaricata della custodia e della pulizia di una chiesa, è detto sagresténe = sagrestano
Salatjille s.m. = Salatino
Generalmente il sostantivo si riferisce ai semi di zucca, alle fave e ai ceci tostati, ai lupini salati, che si consumavano durante la proiezione dei film, quando non era stato ancora inventato il pop-corn e nemmeno le patatine in busta.
Salatjille, salatjille, quàtte solde ‘u mesurjille! = Salatini, salatini, quattro soldi (ogni soldo era 5 cent., quindi 20 cent.) al misurino! Questo l’antico grido di richiamo dei venditori: poi c’è stata l’inflazione post-bellica…
Comunque il grido e passato anche alla mia generazione e serviva per “rimproverare” i compagni di scuola che avevano fatto “filone”.
Fé salatjille = Marinare la scuola, assentarsi dalle lezioni senza valido motivo.
Quale nesso esiste fra i salatini e la scuola temporaneamente disertata?
Presumo per il fatto che, non entrando in classe gli scolari non potessero far rientro a casa senza dar sospetto della marachella, pena un solenne paliatöne.
Allora si doveva necessariamente perdere tempo fino all’ora del termine delle lezioni…
Infatti ‘i salatjille erano chiamati anche ‘u spassatjimbe = il passatempo.
Più chiaro di così!
Salemöne s.m. = Confetto
Attenzione, il gusto non è quello del salmone, come potrebbe sembrare!
Ora i confetti vengono chiamati cunfìtte, e anche combìtte, ma fino agli anni ’60 si chiamavano al plurale salemüne.
Il perché è abbastanza semplice: fino a metà del secolo scorso le uniche fabbriche di confetti in Italia erano concentrate tutte a Sulmona, in Abruzzo.
Saltangùdde s.m. = Ammucchiata
Giuoco fanciullesco simile a Crisciamendöne.
Alla lettera significa: salta addosso.
Salviètte s.f. = Tovagliolo
Piccolo telo di forma quadrangolare, di cui è dotato ogni commensale per pulirsi o asciugarsi mani e bocca. Ora si usano molto quelli di carta usa e getta.
Deriva dal francese serviette, passato al tedesco e all’inglese (assieme a napkin) tale e quale; lo spagnolo dice servilleta.
Quelli che dicono ‘u tovagljöle non parlano il manfredoniano ma un ibrido.
Modo di dire: Salviètte, mìtte tàvele! = Tovagliolo, appronta il desco!
Si declama quando qlcu chiede l’impossibile, per dichiarare che non si è capaci di fare miracoli.
Trae origine da una favola raccontata delle nonne sulle meravigliose doti di un tovagliolo fatato, che appena qlcn pronunciava questo comando, si schiudeva colmo di ogni leccornia.