Quabbàsce

Quabbàsce avv. = Quaggiù

Ammessa la variante acquàbbàsce

Avverbio di luogo. Induca un punto in basso, vicino a chi parla e lontano da chi ascolta.

Indica anche un luogo posto in basso rispetto ad altri punti posti più in alto, sia come altitudine sia come latitudine geografica.

Acquabbasce ce sènde ‘na tambe de mecöne = In questo locale (sottostante al piano stradale ad es.) si sente una tanfo di muffa.

Che tjimbe ca fé a Bologne? Acquabbàsce sté sèmbe ‘u söle. = Che tempo fa a Bologna? Quaggiù splende sempre il sole.

Quaccavjille

Quaccavjille s.m. = Tegame

Specificamente il termine indica una sorta di bacinella dai bordi molto alti, con uno o due manici, usata dalla nostre nonne per cuocere prevalentemente verdure (rucola e orecchiette, cime di rape, cavoli, ecc.).

Un po’ come la caccavella napoletana.

Si pronuncia anche quacquavjille oppure, in maniera più ruspante, ma forse più tradizionale quacquavjidde.

Con l’idioma ingentilito si può usare la voce cavedére, oppure tièlle, o anche tjèllózze.

Quàccheccöse

Quàcchecöse agg. = Qualcosa, Squisito

Pronunciato staccato significa “qualche cosa”, “qualcosa”:
Attjinde, avèsse da capeté quàcche cöse! = Attento, dovesse capitare qualche cosa (di spiacevole).

Pronunciato tutto d’un fiato, è un bell’aggettivo qualificativo: per la lodata stringatezza del nostro dialetto, sintetizza le eccellenti qualità qlco.

Ed esempio decanta la qualità di un vino, la gradevolezza di uno spettacolo, il gusto di un maricaretto, l’eleganza di un vestito, ecc.

Va vüte ‘u tiétre stasöre, fànne ‘na cummèdje ‘ndialètte ca jì quacchecöse! = Vai a teatro stasera, danno una commedia in diletto che è spassosissima. Come dire che è qualcosa di eccezionale.

Ziàneme m’ho fatte assapré ‘na ciambòtte ca jöve quacchecöse! =Mia zia mi ha fatto asaporare una zuppa di pesce che era qualcosa di sublime.

Assàgge ‘stu resòlje: jì ‘na quaccheccöse! = Assaggia questo liquore (fatto in casa): è squisito.

Agghje mangéte ‘u geléte de Tumasüne: jì pròprje quaccheccöse! = Ho mangiato il gelato di Tommasino: è gustoso (o prelibato, ghiotto, delizioso, gradevole, ottimo, a scelta, tanto è veramente buono)

Quagghjarüle

Quagghjarüle s.m. = Richiamo a borsetta per le quaglie.

Costituito da una piccola sacca di pelle di forma ovale, riempita di crini e fissata ad un fischietto di osso cavo, ricavato da una zampa di coniglio, tutto rigorosamente fatto a mano.

Si regge l’osso tra il pollice e l’indice della mano destra; la sacca naturalmente pende sullo stesso palmo, Si percuote la sacca contro l’altra mano: Due colpi brevi+una pausa, due colpi brevi+una pausa. Ciù-ciù … ciù-ciù… ciù-ciù….

Uscita l’aria al primo ciù, il crine raggomitolato all’interno, cessata la botta che lo ha compresso, si allarga e fa “inspirare” alla sacca l’aria per il secondo ciù.

Un piccolo oggetto che, per la sua costruzione, richiede abilità e passione, come tutte le opere d’arte.

Indispensabile ai cacciatori di una volta.

Quàgghje

Quàgghje s.m. e s.f. = Caglio, quaglia

1) – ‘U quagghje s.m. – Il caglio. Sostanza acida di natura animale o anche vegetale o chimica che si aggiunge al latte per farlo coagulare al fine di ottenerne formaggio.

2) – ‘A quagghje s.f. – La quaglia (Coturnix coturnix). Ė un uccello della famiglia dei Phasianidae. Preda di spietata caccia in tutta Europa, sopravvive grazie ad allevamenti, perché si adatta abbastanza bene a vivere in cattività. Apprezzate le sue carni.

Quagghjé

Quagghjé v.t. = Cagliare

Far coagulare, far rapprendere il latte usando il caglio, detto, con l’accento piano, ‘u quàgghje s.m.

Nell’Italia centro-meridionale cagliare si dice proprio quagliare.

Figuratamente, significa: giungere a una conclusione, a un risultato positivo.

Ha vennute ‘a chése? Angore nen quagghjéme njinde = Hai venduto la casa? Non abbiamo ancora concluso la trattativa.

Si usa, in questo caso, anche il verbo acquaquagghjé.