Viéte a te, cüle…

La storia (frecàbbele) va spiegata per intero.

D’inverno, con il freddo, il naso soffre e gocciola, e con una sorta di invidia si rivolge al culo:

Viéte a tè, cüle ca sté jìnd’a valle au scüre! = Beato te, culo, che stai al caldo nella valle, al buio, coperto e caldo.

D’estate, con tutto il corpo molliccio di sudore, il culo soffre più di tutte le altre membra, e risponde al naso:
Viéte a tè, nése, ca sté söpe a quedda cuppéte = Beato te, naso, che stai sopra, in alto, scoperto, a goderti il fresco.

Il detto era pronunciato un po’ per intrattenere i figlioli attorno al fuoco, e un po’ per dimostrare – qualora ce ne fosse bisogno – che nessuno è mai contento del proprio stato.

Vìzzje de natüre, fin’alla morte düre

Vizio di natura, fino alla morte dura.

Difetto congenito difficilmente si elimina e dura fino alla morte.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Vjinde e söle assóchene ‘i lenzöle

Vento e sole asciugano le lenzuola.

Questo proverbio vuole evidenziare che quando c’è una giornata soleggiata e anche ventilata, le lenzuola, e il bucato in genere, asciugano molto facilmente. Una specie di frase mnemonica per le brave massaie.

È frase mnemonica anche questa: 30 giorni a novembre, con aprile giugno e settembre…ecc. La sappiamo tutti!

Ringrazio i lettori Raffaele e Rosa Fusco per il suggerimento

Vjirne, fuche e strafùche

Inverno, fuoco e cibo.

Immancabilmente all’apparire dei primi freddi di stagione si cita questo proverbio. Ossia: viene l’inverno e occorre fuoco per riscaldarci e cibo per sostenerci.

Necessita procacciarsi il denaro non solo per il sostentamento di tutti i giorni ma anche per le spese di riscaldamento.

La prospettiva non è rosea per le famiglie dal reddito incerto.

Vjiste ‘u ceppöne ca pére baröne

Vesti il ceppo che sembra barone.

Anche un ceppo, se ben vestito e agghindato, può sembrare un elegantone.

Il contrario del proverbio che recita: abito non fa il monaco.

Vularrüje jèsse ‘n’öre cavàlle, per fàreme ‘na mangéte d’èrve

Vorrei essere un’ora cavallo per farmi una mangiata di erbe.

Il motto degli ostinati vegetariani, convinti della bontà delle verdure e delle loro doti salutari.