Tand’ànne jìnd’a spezziarüje…

Il Detto completo recita così:
Tand’ànne jìnda ‘a spezziarüje, angöre nen zépe addjì ca sté ‘u subbluméte! loc.id.

Traduco alla lettera: è da tanti anni che fai l’addetto nella spezieria, e ancora non sai dov’è riposto il sublimato corrosivo?

Come per dire: Ma quando impari?

Per la cornaca ‘u subbluméte o subbleméte è il “sublimato corrosivo” è il cloruro di mercurio, altamente velenoso, una volta venduto liberamente, come l’arsenico, per disinfestare i locali dai ratti o da insetti.

In dosi minime disciolte in acqua serviva quale disinfettante, come l’attuale mercuro-cromo.

Quanne parle pe mè, t’à da sembetté a vòcche p’u subbluméte! = Quando parli di me devi disinfettarti la bocca con il sublimato corrosivo. Ossia non devi contaminarmi, non devi sparlare, perché le tue parole sono infette mentre io sono una persona retta e corretta.

Tande ricche marenére, tande pòvere pescatöre

Ritrovarsi da così ricco marinaio a così povero pescatore.

Il termine marenére di solito indica l’addetto alla pesca, ma in questo caso si riferisce al proprietario della barca, quindi l’armatore.

In significato è diventare, da ricco armatore a pescatore avventizio, chiamato alla giornata.

La vita sovente presenta un conto amaro: basta un niente, un rovescio di fortuna, e ci si trova in rovina. Per risalire la china bisogna ripartire da zero se si hanno le forze per farlo.

Perciò attenzione, aprire bene gli occhi, essere prudenti specie nelle questioni economiche. Diffidare dai guadagni facili, dalle azzardate speculazioni. Ci si può trovare sul lastrico.

Il proverbio si cita anche allorquando si scopre che un millantatore si è spacciato per sedicente benestante, e poi ri è rivelato povero in canna. È il rammarico di chi avrebbe sperato di mettersi in società con l’avventuriero.

Te ne vjine per ‘stu vàsce Jaiténe…

Te ne vieni (con questo modo di agire, come quello del) basso Gaetano…

È un simpatico modo di dire che cita un tizio di nome Gaetano e piuttosto basso di statura.

Costui era all’apparenza un bonaccione ma sotto sotto un furbetto che cercava di trarre vantaggio di ogni circostanza. Agiva ma senza esporsi troppo.

Insomma non era troppo volpigno, ma calmo e dolce faceva i fatti suoi.

Con questo detto si vuole avvisare l’interlocutore ca “qua nessuno è fesso”! Che si è scoperto il gioco, e che è meglio troncare ogni altra mossa, tanto non ci ricava nulla.

Il detto completo potrebbe essere: Te ne vjine per ‘stu vàsce Jaiténe, e me vù freché gióste a me? = Te ne vieni con questo tuo modo mellifluo e vuoi imbrogliare proprio me?

Téle pétre, téle figghje, vedènne facènne.

Tale il padre, tale il figlio: vedendo, facendo.

Mi sembra che i latini dicessero da secoli talis pater, talis filius (aiuto, ho dimenticato il latino…va bene così? Disse Wojtyla: “Se mi sbaglio, mi corrigerete”!).

Téle pétre, téle figghje: vedènne, facènne.

Tale padre, tale figlio: vedendo, facendo.

I Latini ci hanno tramandato talis pater, talis filius. La saggezza popolare, in sovrabbondanza, dice che il figlio come vede così fa.

Tenì ‘a chépe pe spàrte ‘i rècchjie

Avere la testa (solo) per dividere le orecchie.

Simpaticamente si cita questo Detto per ammonire i distratti e gli sciocchi ad usare il cervello.

La Natura ti ha dotato di una testa? E falla funzionare! Se non lo fai, il cranio, con tutto il suo contenuto, ti serve a tenere separate le due orecchie! Quindi sei uno sciocco, uno sprovveduto, o almeno un distrattone.

Grazie a Michele Murgo che mi ha imbeccato questo simpatico Detto.