Alla squagghjéte de la növe ce pàrene ‘i strónzele

Allo sciogliersi della neve compaiono gli stronzi.

Al disgelo riaffiorano le porcherie che prima erano celate.

Il discorso è soprattutto figurato: solo quando le difficoltà e le tribolazioni sono ormai cessate, si fanno vedere coloro che avrebbero potuto dare un aiuto, e che invece si erano dileguati al momento del bisogno.

Falsi amici, profittatori, egoisti, menefreghisti: insomma stronzi!

Amm’aggiusté ‘i püse e ‘i velànze

Abbiamo da tarare i pesi e le bilance.

Corrisponde al proverbio italiano: mettere i puntini sulle “i”. Chiarire ogni perplessità.

Ossia: esaminare attentamente; cercare il riscontro tra quanto promesso e quanto mantenuto;
verificare ogni cosa prima di prendere una inderogabile decisione tra le controparti.

Valutare il pro e il contro.

Significa anche, in una disputa, che si devono rivedere, valutare e rettificare equamente le argomentazioni di entrambi i contendenti, non di uno solo.

Ammócce chépe e scuprìsce cüle

Copri la testa e scopri il culo.

Quando la coperta è corta, figuratamente, non puoi coprirti tutto.

Si usa dire questo proverbio quando le possibilità finanziarie non consento di ottenere due vantaggi. Un po’ come quando uno vuole la botte piena e la moglie ubriaca: o l’una o l’altro.

Amüce e cumbére ce pàrlene chiére

Amici e compari si parlano chiaro.

Un invito a non celare le proprie mire, ad essere aperti e leali, e – come si dice in italiano – giocare a carte scoperte.

Similmente si dice anche fé ‘u patte annànze = condurre una trattativa e definire chiaramente le condizioni prima di cominciare qualsiasi prestazione o transazione commerciale in modo da evitare qualsiasi contenzioso.

Una volta, quando si concludeva un affare, bastava una stretta di mano, che aveva valore di un contratto scritto e registrato.
Una volta definito l’affare, le controparti si sentivano impegnate a rispettare i patti, e ci riuscivano senza ricorrere carte bollate ed a liti giudiziarie, magari anche a costo di rimetterci.

Roba d’altri tempi, quando i veri valori (moralità, onestà, onorabilità, impegno, senso del dovere, del rispetto, della famiglia, ecc.) erano molto sentiti.

Angöre uà vedì ‘a sèrpe e già chiéme a San Pàvele

Non ha ancora visto il serpe e già chiama San Paolo.

Un proverbio che per similitudine richiama quello italiano di “Fasciarsi la testa prima di essersela rotta”.

Occorre chiarire che nella credenza popolare garganica, San Paolo protegge dai morsi delle vipere e protegge dai danni che potrebbero derivare da animali inferociti o imbizzarriti

Vedi Sanpaulére.

Aprüle fé ‘u fiöre, e Magge jéve l’onöre.

Aprile fa il fiore, e Maggio ha l’onore.

La fatica la fa uno, e il merito lo prende un’altro.

Succede spessissimo anche nella vita degli uomini.