Vularrüje jèsse ‘n’öre cavàlle, per fàreme ‘na mangéte d’èrve
Vorrei essere un’ora cavallo per farmi una mangiata di erbe.
Il motto degli ostinati vegetariani, convinti della bontà delle verdure e delle loro doti salutari.
Vorrei essere un’ora cavallo per farmi una mangiata di erbe.
Il motto degli ostinati vegetariani, convinti della bontà delle verdure e delle loro doti salutari.
Desiderarlo in gola.
Una frase che sembra senza significato. Bisogna chiarire che va detta accompagnata con un gesto significativo, con l’indice puntato, fino a toccarsi il collo sulla parte anteriore, sotto la mascella.
Il gesto dovrebbe mimare la macellazione dei porci. Ossia “puoi anche uccidermi, ma io non mi metterò mai a lavorare”.
Insomma chi la vuole in gola è persona pigra, oziosa, svogliata; uno scansafatiche, un vero fannullone.
Ora che il significato è chiarito, si può abbreviare il rito indicando il collo: quà la vole! = qui la vuole la fatica, con il medesimo senso.
Credo che spieghi anche il termine mazzanganne
Vuoi uccidere qlcn, uccidilo mentre costui sta evacuando.
Vile, tu uccidi un uomo morto! Combatti ad armi impari: lui è indifeso mentre tu hai premeditato il misfatto.
Si tratta di un’espressione di biasimo verso qlcn che approfitta del punto debole del rivale.
Salta il cetriolo e va in culo all’ortolano.
Spesso patisce un danno colui che non c’entra nulla in un diverbio.
Una conclusione illogica, estranea, paradossale.