Addumànne all’acquarüle: l’acque jì frèşke?

Chiedi all’acquaiolo se l’acqua è fresca.

È una domanda oziosa, retorica, di cui si conosce già la risposta.

Questo si dice quando qualcuno vanta se stesso o i propri prodotti.

Sarebbe come se qlcn chiedesse a Tarzan se il pesce che ha sul suo banco al mercatino è fresco: che cosa risponderà il nostro simpatico pescivendolo secondo voi?

Agghje fàtte pe ffàrme ‘a cröce e me so’ cechéte l’ùcchje

Ho agito per farmi il Segno della Croce mi sono colpito un occhio.

Talora anche la migliore delle intenzioni, se la giornata è storta, può rivelarsi perniciosa.

Alì caggéne, ‘u pèsce a mére!

Attento, gabbiano, il pesce è in mare!

Dalla riva i bambini gridavano ai gabbiani, modulando due note discendenti (sol-sol, mi-mi): Alì, caggéne, ‘u pèsce a mére! = Attenzione, gabbiano, c’è un pesce a mare, proprio sotto di te!

Insomma indicavano ai volatili che nei paraggi c’era una preda, come se quelli fossero distratti.

Lo scopo era dell’invito era di vederli in azione mentre si tuffavano. Erano convinti che se non avessero gridato, i poveri animali sarebbero rimasti a pancia vuota…

Alla lambe…

Per questione di spazio trascrivo qui il detto:

Alla lambe, alla lambe,
e chi möre, e chi cambe,
e chi cambe alla furcjüne
e ze’ mòneche ‘i Cappuccjüne!

= Davanti alla lampada votiva del cimitero, (sta) chi muore e chi vive, chi vive (pensando sempre) alla forchetta (come lo) zio frate dei Cappuccini.

Era questa la fase iniziale del gioco dei quattro cantoni che si giocava in cinque all’incrocio di due strade.

Era una specie di sorteggio per stabilire chi doveva andare “sotto”, e cercare di conquistare il cantone mentre gli altri quattro se lo scambiavano.

Dunque, un bambino si metteva al centro del crocevia, con un braccio sollevato e la mano piegata in modo che il palmo fosse rivolto verso terra. Gli altri quattro con l’indice toccavano il palmo della sua mano.

Allora si cantava insieme questa specie di filastrocca, sul motivo di giro-girotondo, al termine della quale ognuno lasciava la “lambe” e cercava di raggiungere velocemente uno dei quattro cantoni.

Chiaramente i concorrenti erano cinque e gli angoli quattro: uno restava necessariamente “fuori” e perciò andava “sotto”.

Alla squagghjéte de la növe ce pàrene ‘i strónzele

Allo sciogliersi della neve compaiono gli stronzi.

Al disgelo riaffiorano le porcherie che prima erano celate.

Ossia: solo quando le difficoltà e le tribolazioni sono ormai cessate, si fanno vedere coloro che avrebbero potuto dare un aiuto, e che invece si erano dileguati al momento del bisogno.

Falsi amici, profittatori, egoisti, menefreghisti: insomma stronzi!

Allònghe-da ‘gnüne

Allònghe-da ‘gnüne inter. = Salvognuno, lungi da chicchessia.

Interiezione colloquiale, per manifestare all’interlocutore che l’evento negativo che si stiamo per descrivere, o a cui abbiamo assistito nostro malgrado, debba restare lontano da chi parla e da chi ascolta.

Quindi il allònghe corrisponde a lungi, lontano, distante nello spazio o nel tempo.

Un po’ come ‘Nzjamé, allongasüje, a paröla möje ai chéne, ecc. (Non sia mai, lontano sia, la parola mia - quello che sto per dire - è destinata ai cani non alle persone)