Jì p’i stendüne ‘mbrazze

Andare con gli intestini in braccio

Colorita espressione dialettale con due significati:

1) In segno di minaccia si usava dire: Te fazze arreteré p’i stendüne ìmbrazze! = Ti faccio rincasare con gli intestini in braccio! Cioè = Ti dò una coltellata e ti sventro, così devi trattenere con le braccia la fuoruscita dei tuoi budelli.

2) Segno di grande imbarazzo o di timore quando qlcu ha l’ingrato compito di comunicare una brutta notizia o quando si deve indispensabilmente affrontare un esame o una situazione difficile.

Cré matüne m’agghja recovéré pe’ fé i cataràtte, ma véche p’i stendüne ‘mbrazze = Domani mattina mi devo ricoverare per un intervento chirurgico alla cataratta, ma ci vado proprio malvolentieri.

Jì tutte vjinde ‘ngüle a mè!

Jì tutte vjinde ‘ngüle a mè! loc.id. = È tutto a mio danno.

Traduzione letterale: È tutto vento in culo a me!

Questa simpatica espressione dovrebbe essere una rimostranza verso qualcuno o qualcosa che in qualche modo sta utilizzando le nostre risorse in maniera poco zelante e rispettosa.

Come dire, alla maniera del caro Totò: “…E io pago!”

“Ahó, chjüde ‘sta càzze de talèfunéte, ca jì tutte vjinde ‘ngüle a mè! = Ehi, ti consiglio di abbreviare questa telefonata, che stai facendo adoperando il mio cellulare, perché la scheda SIM sta per esaurirsi e non vorrei che tu restassi a metà conversazione.

Beh più o meno è così, anche se questa volta non ho fatto propriamente una traduzione letterale….

Avevo pensato inizialmente che vjinde ‘ngüle, vento in culo, corrispondesse a “vento in poppa”, nel senso che le cose vanno “a gonfie vele” (espressioni italiane tratte dal linguaggio marinaresco). Credo che sia quella l’origine del Detto, pronunciato però in modo sarcastico, con un’ antifrasi, per indicare proprio il contrario.

Ringrazio cordialmente il fedele lettore Agamennone per la sua graziosa segnalazione.

Jìnde ‘a chésa möje pòzze caché accüme a ‘nu vöve

Dentro casa mia posso defecare (abbondantemente, proprio come fa) un bue.

Questo proverbio lo diceva mio nonno, classe 1876, e mi è stato tramandato da mio padre.

Una volta papà decise di chiamare l’imbianchino (‘u bianghjatöre) dopo appena un anno dalla precedente tinteggiatura. La cosa non sarebbe sfuggita ai vicini, che magari non potevano permettersi questo “lusso” della ridipintura dopo pochi mesi.

Allora la risposta fu logica: jìnde ‘a chésa möje pòzze caché accüme ‘nu vöve

È un inno alla “privacy”. Giustamente dentro le mura domestiche, se non faccio cose illecite, posso agire come mi pare e piace. Non è così?

Jogge jì fèste e la püpe alla fenèste….

Una canzoncina nonsense per i bimbi che andavano alla “maestra” (clicca qui)

Jògge jì fèste
e la püpe alla fenèste
‘u sòrge abballe e la jatte cucjüne
cucjüne ‘i maccarüne
e zia mòneche ‘i cappuccjüne.

Oggi è festa, e la bambola sta affacciata alla finestra.
Il topo balla e la gatta cucina.
Cucina i maccheroni, e zia suora dei cappuccini.

Jü pàrle e jü me ‘ndènde

Io parlo e io mi intendo.

Si pronuncia questa frase sentenziosa quando l’interlocutore non vuole capire, o fa finta di non capire una propria richiesta, e chiede a sua volta: “che dici?, che cosa hai detto?”

La replica è questa: io parlo e io m’intendo. Come per dire: ho formulato (in modo chiaro e inequivocabile) la mia richiesta e tu non fingi di non capire. Hai inteso bene!

Faccio un esempio.
Il creditore avanza la sua giusta richiesta al suo debitore:
Mattöje, arrecùrdete ca pò àmma parlé de coddu fàtte! = Matteo, ricordati che dopo dobbiamo parlare di quel fatto (dei soldi che mi devi dare, ovviamente).
Matteo seraficamente chiede: quàle fàtte? = Di quale fatto dobbiamo parlare noi due? Che ho da spartire con te?
Meh, jü pàrle e jü me ‘ndènde! = Beh, io parlo e tu sai bene di che parlo! (sottinteso: chitemmùrte!)

Grazie al lettore Enzo Renato che mi ha dato l’imbeccata.

Jüne “stàtte”, e l’ate “nen me möve”

Uno è “stai”, e l’altro è “non mi muovo”

Questo detto è riferito a persone pigre o di scarsa iniziativa.

Se in una situazione di emergenza qlcn ha bisogno dell’aiuto immediato da parte degli astanti, può succedere che questi rimangano immobili, pur rendendosi conto delle difficolta oggettive di costui.

Indifferenza, pigrizia, e abulia bizantinesche.

Grazie a Carmela per il suggerimento