A vucjille jìnd’a caggiöle nen cànde p’amöre ma pe ràgge

L’uccello in gabbia non canta per amore, ma canta per rabbia.

Questo proverbio vuole constatare, con ammirazione, la forza d’animo di qlcn che, a dispetto delle avversità della vita, riesce a trovare un po’ di serenità, magari dedicandosi ad altre attività.

Ve lo immaginate un essere umano obbligto a vivere in carcere, o in ospedale, o fuori dell sua famiglia, che canta tutto il giorno? Costui se ne è fatta una ragione, e cerca di superare al meglio il suo stato d’animo, di sollevare il morale, nonostante le avverse circostanze.

Ripeto, si pronuncia questo Proverbio con un forte senso di ammirazione e apprezzamento verso colui che ha avuto delle avversità, e in qualche modo sta reagendo alla malasorte.

Ringrazio il lettore Michele Muscatiello per il suo suggerimento.

Abbìtue ‘u cüle quànne sté süle

Abitua il (tuo) culo (a controllarsi, anche) quando sei solo.

Veramente si dovrebbe dire, come modo imperativo, abbetujije (tu devi abituare), altrimenti potrebbe sembrare che è qualcun altro che avvezza il suo culo a controllarsi quando sta da solo.

Anche questo Detto, sebbene in modo volgarotto, è un consiglio di buona creanza. Si deve controllarei lo sfintere anale anche se sta da soli, altrimenti può scappare un sonoro e incontrollato peto in presenza altrui, e si fa una solenne figuraccia di m….(preconizzata dall’odore emanato)

Accüme me pajàbbe, acchessì te pettàbbe.

Alla lettera significa: come mi pagasti, così ti dipinsi.

Con la cifra che hai stanziato non potevi pretendere una prestazione d’opera e l’impiego di materiali di prima scelta per la dipintura della casa. Si può intendere anche la realizzazione di un quadro o di un ritratto a pennello.

Volutamente si usa la declinazione dei verbi alla maniera di un dialetto del sub-appennino dauno (Faeto, Carlantino o giù di lì) per mostrare la schiettezza del detto, e un po’ per prendere in giro il committente spilorcio.

Infatti in manfredoniano si dovrebbere dire pajàste e pettàtte. o, meglio, al passato prossimo: cüme m’ha pajéte, acchess’ t’agghje appettéte. = come mi hai pagato, così ti ho dipinto.

Simile ad un altro proverbio dello stesso tenore: Accüme me sùne, acchessì te cande = come mi suoni, così ti canto..

Accüme me sùne, acchessì te cànde.

Alla lettera significa: come mi suoni, così ti canto.

Simpaticissimo proverbio dal significato molto chiaro: Come tu tratti me, così io tratto te.

Mi usi gentilezza? Gentilezza avrai.

Ti comporti da mascalzone? Ti rendo – con il noto proverbio italiano – pan per focaccia.

Intendi spendere poco? Ti darò un prodotto scadente. Con la cifra che intendi spendere non puoi pretendere un oggetto o una prestazione d’opera di valore. Ecc.

Simile all’0altro proverbio: accüme me pajàbbe, acchessì te pettàbbe.

Accunté ‘a storje ‘u Cecerètte

Raccontare le peripezie di Ceceretto.

Cecerètte chi era costui? Era il protagonista di una interminabile e ingarbugliata fiaba per bambini.

Non la ricordo più nemmeno io, che per le cose della mia infanzia ho il buzzo buono, perché mi addormentavo sempre prima della fine….

Accunté ‘a storje d’u Cecerètte viene citato come modo di dire.

Significa raccontare per filo e per segno una vicenda dal principio e particolareggiatamente a qlcu che magari non le vuole nemmeno ascoltare.

Jì venüte m’ho cuntéte tutte la storje d’u Cecerètte. Nen la fenöve cchió! = E’ venuto e mi ha raccontato tutte le sue peripezie. Non la smetteva più!

Tó nen séje tutte ‘i fàtte: mo’ te l’accònde jüje tutt’a storje ‘u Cecerètte! = Tu non conosci completamente come si sono svolti i fatti: ora te la racconto io tutta la vicenda dettagliatamente, così come è andata.

Acque ca nen chjöve ‘ngjile ce tröve.

Acqua che non piove in cielo si trova.

Variante senza rima: Acque ca nen chjöve ‘ngjile sté = acqua che non piove in cielo sta.

Il proverbio è un po’ consolatorio quando i contadini si lamentano per le scarse precipitazioni che potrebbero compromettere i loro raccolti.

Citando il proverbio è come se sperassero in cuor loro: se l’acqua si trova il cielo, quindi, presto o tardi cadrà sui nostri campi.

Una volta, quando la Fede era più sentita, si facevano novene e processioni per auspicare la pioggia: vi assicuro che funzionava.