Accüme me sùne, acchessì te cànde.

Alla lettera significa: come mi suoni, così ti canto.

Simpaticissimo proverbio dal significato molto chiaro: Come tu tratti me, così io tratto te.

Mi usi gentilezza? Gentilezza avrai.

Ti comporti da mascalzone? Ti rendo – con il noto proverbio italiano – pan per focaccia.

Intendi spendere poco? Ti darò un prodotto scadente. Con la cifra che intendi spendere non puoi pretendere un oggetto o una prestazione d’opera di valore. Ecc.

Simile all’0altro proverbio: accüme me pajàbbe, acchessì te pettàbbe.

Accunté ‘a storje ‘u Cecerètte

Raccontare le peripezie di Ceceretto.

Cecerètte chi era costui? Era il protagonista di una interminabile e ingarbugliata fiaba per bambini.

Non la ricordo più nemmeno io, che per le cose della mia infanzia ho il buzzo buono, perché mi addormentavo sempre prima della fine….

Accunté ‘a storje d’u Cecerètte viene citato come modo di dire.

Significa raccontare per filo e per segno una vicenda dal principio e particolareggiatamente a qlcu che magari non le vuole nemmeno ascoltare.

Jì venüte m’ho cuntéte tutte la storje d’u Cecerètte. Nen la fenöve cchió! = E’ venuto e mi ha raccontato tutte le sue peripezie. Non la smetteva più!

Tó nen séje tutte ‘i fàtte: mo’ te l’accònde jüje tutt’a storje ‘u Cecerètte! = Tu non conosci completamente come si sono svolti i fatti: ora te la racconto io tutta la vicenda dettagliatamente, così come è andata.

Acque ca nen chjöve ‘ngjile ce tröve.

Acqua che non piove in cielo si trova.

Variante senza rima: Acque ca nen chjöve ‘ngjile sté = acqua che non piove in cielo sta.

Il proverbio è un po’ consolatorio quando i contadini si lamentano per le scarse precipitazioni che potrebbero compromettere i loro raccolti.

Citando il proverbio è come se sperassero in cuor loro: se l’acqua si trova il cielo, quindi, presto o tardi cadrà sui nostri campi.

Una volta, quando la Fede era più sentita, si facevano novene e processioni per auspicare la pioggia: vi assicuro che funzionava.

Add’jì ca sté góste, ‘nce sté perdènze

Dove c’è gusto, non c’è perdita.

Se una cosa piace a me, mi garba, è di mio gusto, non deve interessare agli altri, che non hanno nulla da perdere.

La tua libertà finisce esattamente dove comincia la mia libertà.

Adda sènde lu škattüsce!

Sentirai lo scoppiettio!

Significato: A breve avrai una spiacevole sorpresa!

È un modo di dire che si comprende appieno solo se si conosce il frecàbbele da cui deriva.

Bisogna riassumerlo qui in poche parole.

Un commerciante disonesto vendeva alla fiera dell’olio alimentare adulterato e un po’ annacquato a poco prezzo.

Un altro losco individuo girava per acquisti nella stessa fiera cercando di spacciare soldi falsi.

Si incontrarono, conclusero presto la trattativa e la compravendita.

Il falsario si compiaceva del suo successo e rivolgendosi mentalmente al venditore gabbato pensò:

“Quanne vé scange, a da sènde ‘u chjanda-chjande!”= Quando andrai a scambiare i soldi sentirai lo sconforto, perché solo allora ti accorgerai che io ti ho rifilato moneta falsa!

A sua volta il venditore di olio, credendo di essere stato furbo, pensò alle spalle del cliente truffato: “Quanne vé früje, a da sènde lu škattüsce!” = Quando andrai a friggere sentirai lo scoppiettio!

Difatti l’olio in padella, se contiene parti di acqua, sfriggola, crepita, scoppietta. Il rapido evaporare dell’acqua a causa delle alte temperature raggiunte dall’olio, provoca pericolosi schizzi e scoppiettii.

Insomma, la morale del detto è: Chi la fa l’aspetti.

Qlcu pronuncia škattüje ritenendo škattüsce un po’ rozzo.

Addj’ c’ha fatte staggjöne va fé vjirne

Dove hai trascorso l’estate vai a passare l’inverno.

Un po’ come la storiella della cicala, che ha cantato spensierata per tutta l’estate, mentre la previdente formica raggranellava scorte nel suo granaio. Al primo gelo la imprevidente cicala chiese cibo alla formica.

La risposta appare nel titolo.

È un monito ad essere previdenti, a risparmiare, a non sprecare il tempo inutilmente: i tempi di magra sono imminenti e immanenti.