A gràscja putténe!

L’abbondanza puttana!

Quando si vuole evidenziare che non sempre è bene avere più del necessario, si usa questo detto rivolto propri figli.

Ossia, è l’abbondanza maledetta che vi fa diventare viziosi, e perciò con voi si comporta malissimo, come una donnaccia: se ci fosse stata la carestia, tante storie ora non si sarebbero fatte!

Il termine abbondanza si traduce gràsce, ossia con desinenza -sce, ma per poterla legare eufonicamente alla parola seguente si fa terminare con -scja.

A jatta mascjére, mo’ rüre e mo’ chjange

La strega ora, ride, ora piange.

E’ un modo di dire canzonatorio diretto a quelle persone soggette a repentini sbalzi di umore.

A Madònne sépe chi töne ‘i recchjüne

La Madonna sa chi possiede gli orecchini.

Questo detto si cita quando qlcu generosamente vorrebe dare qualcosa in favore dei bisognosi, ma che ha le risorse molto limitate se non nulle.

Per una grazia ricevuta le nostre nonne portavano in dono alla Madonna un quadro ex-voto, o un braccialetto o un paio di orecchini d’oro.

Se nonostante la buona volontà di manifestare la propria gratitudine con un segno tangibile, si citava questo detto: io non posso dare gli orecchini, la Madonna sa che non li posseggo. Sarà contenta lo stesso.

Sicuramente la Madonna conosce le sue buone intenzioni e le apprezza.

La Vergine conosce pure chi ha dei beni e li custodisce gelosamente ed egoisticamente.

A mangiatöre jì vàsce!

La mangiatoia è bassa!

Questo detto evidenzia la facilità con cui questi porcelli di figli di oggi hanno di che cibarsi (o di che vestirsi).

Ai tempi di mia madre non si poteva dire mai: “questo non mi va, questo non mi piace…”

La risposta era ovvia: se non ti va, vuol dire che non hai fame. Punto. Mangerai domani se ne resta.

Insomma adesso la “mangiatoia” si raggiungere senza fatica, non costa sacrifici, e perciò quello che viene offerto non è convenientemente apprezzato.

Eh, sì, ‘a mangiatöre jì vàsce!

A paröla möje ai chéne

La parola mia (è destinata) ai cani.

Si usa questo detto prima di pronunciare qls cosa che possa essere mal interpretato dall’interlocutore.

Si preferisce chiarire che quel che si sta per dire di spiacavole non debba nuocere ad alcun essere vivente, eccetto i cani. Perciò è meglio che questi siano senza proprietari.

U n po’ come ‘nziamé, allonghe d’agnüne, allongasüje .

A Sanda venüte!

La traduzione letterale - la santa venuta - non dice nulla di plausibile.

È la raccomandazione che la madre o il padre faceva al proprio figlio per rammentargli di rincasare presto e di non frequentare cattive compagnia.

Anche se la mamma gli comandava di andare a comprare qlco al negozio all’angolo di casa, non mancava mai di aggiungere: ‘a Sanda venüte!.

Mio padre lo diceva a me addirittura quando ero fidanzato e portavo la ragazza al cinema!

Altri tempi…Ora mio figlio scapolo esce il sabato sera e torna la domenica all’ora di pranzo. Come faccio a dire: A Sanda venüte!ad un ultra trentenne?????