A chiómme jéme a chiómme, a levjille jéme a levjille e ‘u palazze ce ne vé stùrte !

Abbiamo lavorato giusto con il filo a piombo, e anche con la livella: tuttavia la costruzione non riesce tanto bene perché il palazzo è un po’ pendente.

Un simpaticissimo proverbio che evidenza la scarsa abilità degli improvvisatori. In questo caso il muratore nonostante abbia usato il filo a piombo e la livella, strumenti che avrebbero dovuto indicargli la via giusta per edificare, riesce solo ad alzare pareti storte.

Grazie a Enzo Renato per il suggerimento

A cöse ammuccéte, nen chéche la mòsche

Traduzione: (sul)la cosa nascosta, non caca la mosca.

È un invito alla discrezione, ad agire senza dare nell’occhio, a non mostrare il fianco a critiche, a nascondere le proprie debolezze.
Diventa facile per gli altri scoccare frecciate, o pugnalate (metaforiche) perché si diventa bersagli viventi (sempre come metafora).

A cunfedènze jì a mamma d’a mala crianze

La confidenza genera maleducazione.

I genitori e gli educatori in genere devono saper mantenere il distacco dovuto al proprio ruolo. Se un insegnante entra in confidenza con l’allievo, cade il rispetto reciproco, e il giovane non sa distinguere più i limiti entro cui può muoversi.

Mi viene a mente il notissimo mazza e panelle….

A morte de Crìste, ‘a fèste ‘i Giudüje

La morte di Cristo (diventa) la festa dei Giudei.

È un proverbio dal risvolto amaro. Cioè si evidenzia che la gioia di qualcuno scaturisce dal patimento di qualcun altro.

Per estensione si può dire che il frutto del durissimo sacrificio degli ascendenti defunti diventa una ricchezza che si godono, spesso indegnamente, i loro eredi.

Giudüje è il plurale di Giudöje = Giudeo, ebreo.

A pulènde, prüme t’abbòtte e pò t’allènde

La polenta, prima ti gonfia, poi ti svuota.

La polenta a Manfredonia era quella preparata col semolino, la summeléte, e non con la farina di mais come si usa al Nord d’Italia.

Era ritenuto di scarso valore nutritivo, che ti dava immediatamente una bella sensazione di sazietà, ma presto, poiché facilmente digeribile, ti svuotava lo stomaco lasciandoti la sgradevole inestinguibile sensazione di fame.

La farina di mais era, ed è usata solo per farne scagghjùzze.

A strigghjé ‘u ciócce ce pèrde tjimbe, acque e sapóne

“A lavar la testa all’asino, si perde tempo, acqua e sapone”

Povero ciuchino, lo fanno passare per un maiale sozzone.

Il proverbio mette in guardia dall’iniziare un’impresa tanto ardua quanto inutile.

Si cita anche quando tutti gli sforzi profusi per insegnare qualcosa ad un alunno o ad un aprendista artigiano non hanno sortito alcun risultato apprezzabile.

Il maestro, con la sottolineatura di un simpatico scappellotto, citava il proverbio con l’intento di educare e formare il discepolo, che però ne usciva demoralizzato!

Non era proprio il metodo didattico alla Montessori, ma era accettato e incoraggiato dagli stessi genitori dell’allievo.

Ora se un/una insegnante si permette di rimproverare solo verbalmente un allievo per lo scarso profitto, viene aggredito proprio fisicamente dai genitori dello studente negligente. È purtroppo cronaca quotidiana.